Scheda Tecnica: 10 – La Ruota della Fortuna (RWS)

Descrizione

Al centro della carta una grande ruota domina la scena. Su di essa sono visibili lettere e simboli: intervallate da lettere ebraiche si incontrano le lettere T-A-R-O (che possono essere lette anche come ROTA, la parola latina per “ruota”, ORAT: “prega”, TORA: il libro sacro degli ebrei e TAROT: i Tarocchi) e i simboli alchemici di Sale, Mercurio, Zolfo. Attorno alla ruota si trovano tre figure zoomorfe: a sinistra un serpente che discende, a destra una ascendente e sopra la ruota una sfinge che sovrasta la scena reggendo una spada. Ai quattro angoli della carta si trovano le rappresentazioni del Tetramorfo, in questo caso con un riferimento ai quattro evangelisti (angelo, aquila, leone e toro) in quanto ognuno intento a leggere un libro aperto.

Simbologia

– La ruota: Simbolo del ciclo cosmico, del destino, del karma e dell’impermanenza.
– Lettere T-A-R-O: Anagramma che richiama “Tarot”, “Rota” (ruota), “Orat” (prega) e la parola sacra ‘Tora’ (Torah).
– Simboli alchemici: Indicano la presenza delle forze elementali nella manifestazione della realtà.
– Sfinge: Enigma della conoscenza, equilibrio tra forze opposte, custode della verità.
– Figura Ascendente (Anubi?): Ascensione e guida spirituale nell’aldilà.
– Serpente: Principio della discesa, della materia, dell’oscurità.
– Tetramorfo/I Quattro Evangelisti: Stabilità nel cambiamento, i pilastri della conoscenza.

Archetipi

La Ruota della Fortuna rappresenta l’archetipo del Destino. Essa simboleggia la ciclicità degli eventi, l’alternanza tra ascesa e caduta, il perpetuo mutare delle condizioni esistenziali. Incarna la legge del divenire, secondo la quale nulla rimane fermo, e ricorda quanto tutto sia soggetto a trasformazione. È il richiamo alla consapevolezza che tutto ha un tempo e un movimento: ciò che oggi sale tornerà a discendere e viceversa.

Significato iniziatico

In chiave esoterica questa carta insegna all’iniziato a non identificarsi con le circostanze esteriori: effimere. L’iniziazione comporta la comprensione profonda delle leggi cicliche della realtà e la ricerca di un centro interiore immutabile. Accettare il movimento della ruota significa superare l’illusione della stabilità materiale e riconoscere la necessità di un equilibrio interiore durante le fasi del cambiamento.

Scheda Tecnica: 11 – La Giustizia (RWS)

Descrizione iconografica

Una figura femminile regale seduta tra due colonne fissa lo sguardo verso chi osserva. Nella mano destra impugna una spada verticale, simbolo di discernimento e rigore; nella sinistra una bilancia dorata perfettamente equilibrata, emblema di equità e ponderazione.

2. Elementi simbolici principali

  • Bilancia: equilibrio, imparzialità, valutazione equa delle circostanze.
  • Spada a doppio taglio: chiarezza, verità, capacità di tagliare l’illusione.
  • Corona con quadrato: razionalità ordinata, pensiero strutturato.
  • Veste rossa e mantello verde-blu: passioni temperate dalla compassione e saggezza
  • Piedi visibili e postura frontale: presenza lucida e fermo radicamento nella realtà

3. Archetipi e significati esoterici

La Giustizia incarna l’archetipo del Logos, della ragione incarnata, dell’equilibrio tra leggi spirituali e morali. Associata al segno zodiacale Bilancia e all’elemento Aria, richiama il discernimento e l’integrazione tra pensiero, azione e intuizione.

4. Significato iniziatico

La Giustizia segna un punto di svolta: il richiamo etico alla responsabilità, alla verità personale e al rapporto tra azione e conseguenza. Può indicare decisioni ufficiali, morali o legali, dove integrità e chiarezza saranno determinanti

Scheda Tecnica: 9 – L’Eremita (RWS)

Descrizione

La carta mostra un uomo anziano, vestito con un mantello grigio, che si erge su una cima solitaria. Tiene nella mano destra una lanterna accesa illuminata da una stella a sei punte (la Stella di Davide o il Sigillo di Salomone): simbolo di luce, equilibrio, completezza e saggezza interiore. Nella sinistra impugna un bastone, segno di stabilità e guida spirituale nonché di autorevolezza. Il paesaggio è spoglio e montuoso, a sottolineare l’isolamento e l’ascesi.

Simbologia

– La Lanterna: simbolo della luce interiore, della verità cercata e trovata attraverso la solitudine e la meditazione.
– La Stella a sei punte: simbolo alchemico dell’unione degli opposti, rappresenta l’equilibrio cosmico e la saggezza celata.
– Il Bastone: strumento di sostegno e autorità spirituale, richiama il cammino del pellegrino.
– Il Mantello Grigio: rappresenta la neutralità, la saggezza e il ritiro dal mondo materiale.
– Il Paesaggio Montano: emblema del distacco, dell’ascesi, del percorso arduo verso la verità.

Archetipo

L’Eremita rappresenta l’archetipo del Saggio e del Vecchio Maestro: colui che si isola dal mondo per cercare risposte dentro di sé, l’introspezione, la riflessione profonda. È anche il Custode della Verità: colui che conosce ma parla solo quando è necessario. La sua immagine simboleggia anche la maturità spirituale e il bisogno di rallentare per comprendere, nonché di dover volgere la ricerca di crescita all’interno anziché solo sul mondo visible.

Significato Iniziatico

L’Eremita incarna una tappa fondamentale del percorso iniziatico: l’introspezione e la ricerca interiore. Rappresenta il momento in cui l’iniziato si ritira dal rumore del mondo per ascoltare il silenzio della propria anima. Lontano dalle luci dell’apparenza scopre la vera luce che guida: quella interiore. Il bastone rappresenta il supporto dell’esperienza; la lanterna, invece, la saggezza che illumina il cammino. Il sapere acquisito non viene ostentato, ma custodito e trasmesso solo a chi è pronto.

È il simbolo dell’ascesa interiore che ogni iniziato deve affrontare per giungere alla vera conoscenza.

Scheda Tecnica: 8 – La Forza (RWS)

Iconografia

Nella carta della Forza una donna vestita di bianco, con una corona di fiori e un simbolo dell’infinito sopra la testa, sta domando un leone. L’azione non si dimostra come aggressiva o rude: il controllo dell’animale avviene con estrema calma e dolcezza. Le sue mani sono posate sulla bocca di un leone che appare docile e non minaccioso. Lo sfondo è semplice e naturale, con montagne e vegetazione. La donna non mostra alcuna forza fisica evidente, ma emana un controllo sereno.

Simboli Presenti e Significato

– Il Leone: simbolo di istinto, passione, desiderio, ma anche di potere terreno e aggressività. Domarlo indica la padronanza sull’animalità interiore.
– Il Simbolo dell’Infinito: segno di eternità, coscienza superiore e potere spirituale illimitato.
– Abito Bianco: colore della purezza e dell’elevazione spirituale.
– La Ghirlanda: ciclica della vita.
– Il Controllo Gentile: la forza vera non si esprime con la brutalità, ma con la calma e la compassione.

Archetipo

La Forza è l’Archetipo del Dominio Spirituale. Rappresenta la sintesi tra cuore e istinto, la capacità di affrontare gli aspetti più selvaggi e irrazionali dell’esistenza con coraggio e amorevolezza. Esprime anche il potere femminile interiore: non seduttivo, ma trasformativo.

Significato Iniziatico

Nel cammino esoterico La Forza indica la capacità di operare trasmutazioni interiori, di dominare la materia e le emozioni, sempre senza reprimerle. È l’accettazione e integrazione dell’ombra. Il leone domato è il sé più istintivo che ha trovato il suo posto al servizio di una visione metafisica. L’iniziato impara qui la vera potenza: quella che si esprime senza bisogno di imporsi.

Scheda Tecnica: 7 – Il Carro (RWS)

La settima carta degli Arcani Maggiori, il Carro, raffigura un condottiero che guida un carro trainato da due sfingi: una bianca e una nera. La lama presa in esame simboleggia il trionfo dell’equilibrio tra forze opposte, il controllo sulla volontà e il movimento verso una direzione determinata.

Iconografia:

Un giovane guerriero in armatura è raffigurato in piedi all’interno di un carro trionfale. La corona stellata sul suo capo indica connessione e autorità divina. Dietro di lui si erge un baldacchino trapuntato di stelle che allude alla dimensione universale della sua missione. Il carro è guidato da due sfingi (bianca e nera, femminile e maschile) che simboleggiano le forze duali della realtà (luce e oscurità, razionalità e impulso) che devono essere governate mantenendo, però, come metodo fondamentale la disciplina e l’equilibrio. La città sullo sfondo rappresenta il distacco dal mondo precedentemente vissuto.

Simbologia:

Le sfingi: la dualità e le forze contrastanti che devono essere domate e armonizzate.
Corona stellata: illuminazione, legittimità spirituale.
Il baldacchino stellato: connessione con una missione di carattere superiore.

Archetipo:

Il Carro rappresenta l’Archetipo dell’Eroe: colui che affronta il mondo con coraggio, determinazione e una missione superiore. È colui che ha scelto una direzione e la persegue affrontando le forze contrarie. L’eroe del Carro non è necessariamente un conquistatore, ma anche colui che ha imparato a dirigere i propri istinti e impulsi attraverso la disciplina della volontà. È l’esploratore che ha già iniziato a vincere le sue battaglie interiori.

Significato iniziatico:

In chiave iniziatica simboleggia il trionfo sul caos interiore. È la dimostrazione che l’iniziato ha raggiunto un punto in cui è in grado di dirigere la propria energia e la propria volontà verso un obiettivo preciso, guidando in armonia le sue polarità interne. Il Carro è la vittoria della coscienza sulla materia, della disciplina sull’impulso. Rappresenta un momento di grande conquista spirituale, ma anche la consapevolezza che la vittoria è solo una fase (spesso transitoria) di un cammino più lungo.

Scheda Tecnica: 5 – Il Papa/Lo Ierofante (RWS)

Descrizione

Il Papa è rappresentato come la massima autorità spirituale, seduto su un trono fra due colonne grigie: simbolo della legge (spirituale n.d.a.) e del tempio. Indossa una triplice corona, simbolo del suo dominio sui tre regni (fisico, mentale e spirituale) o di tre piani spirituale e tiene in mano un bastone a tre traverse, ulteriore simbolo della sua autorità. Ai suoi piedi ci sono due figure, presumibilmente chierici o ministri, che a loro volta rappresentano la capacità di trasmissione della conoscenza sacra da parte dello Ierofante. I suoi piedi poggiano su un cuscino rosso, segno di dignità e autorità.

Simbologia

– Le Colonne: rappresentano la dualità, l’equilibrio tra spirituale e materiale, il tempio e il luogo sacro
– La Triplice Corona: dominio sui tre mondi (corpo, mente e spirito).
– Il Bastone a tre traverse: simbolo del potere spirituale e della mediazione tra cielo e terra.
– Gli Astanti: trasmissione della conoscenza, l’insegnamento.
– Le chiavi incrociate ai suoi piedi: perfetto bilanciamento tra mondo grossolano e spirituale/Sapere del mondo materiale e del mondo immateriale

Colori

– Rosso: potere, autorità, vitalità, attività, forza.
– Bianco: purezza, verità, pace.
– Oro: saggezza, valore sacro, preziosità dell’insegnamento.
– Grigio: neutralità, equilibrio.

Archetipo

Il Papa incarna l’archetipo della guida spirituale, del maestro e dell’istituzione sacra. È il custode dei misteri, colui che conosce e trasmette la tradizione. È la massima autorità in grado di creare un ponte tra l’umano e il divino. Come archetipo è connesso alla figura del sacerdote, dell’insegnante e del mentore. Rappresenta il dominio sulla conoscenza spirituale.

Significato Iniziatico

Nel cammino iniziatico lo Ierofante si pone come il momento in cui l’iniziato entra in contatto con la Tradizione. È la fase iniziale dell’apprendimento, della ricezione dei primi insegnamenti esoterici, dello sgrezzamento della ricerca e della comprensione delle leggi cosmiche. Il Papa offre una conoscenza codificata, mediata dall’autorità di cui si fa rappresentante. È colui che detiene le chiavi del sapere e che è pronto a trasmetterlo in maniera costituita, ma al tempo stesso chiede all’iniziato di superare la forma per coglierne lo spirito. È anche simbolo del primo confronto con il dogma, che può essere via o ostacolo a seconda della maturità iniziatica.

Scheda Tecnica: 4 – L’Imperatore (RWS)

La carta dell’Imperatore presenta una figura maschile matura e autorevole seduta su un trono decorato con teste di ariete (simbolo del segno zodiacale dell’Ariete e quindi dell’energia maschile, della potenza cogenerativa nonché dell’iniziativa). Indossa una corona, segno di regalità, composta da cinque falde. Porta una veste rossa, la passione, sopra un’armatura che lascia intuire il suo ruolo di patriarca combattente. Lo sfondo mostra un paesaggio montuoso a indicare stabilità, fermezza e distacco emotivo. Nella mano destra tiene un ankh (che nella forma ricorda anche il simbolo del Mercurio, indicante l’equilibrio), simbolo di vita, mentre nella sinistra tiene un globo dorato, segno di potere e dominio sul mondo materiale.

Archetipi Rappresentati

L’Imperatore rappresenta l’archetipo del Padre, dell’Autorità e della Legge. Simboleggia la struttura prestabilita o colui che la pone in essere, l’ordine, la stabilità e la capacità di governare. È l’immagine del sovrano giusto ma fermo che guida con logica e razionalità ma con spirito evoluto grazie all’esperienza e alla comprensione della propria responsabilità. Nel suo aspetto più elevato potrebbe essere una rappresentazione allegorica del “Logos“: il principio razionale, assoluto e ordinatore dell’universo.

Simbologia

Teste di Ariete: collegamento all’Ariete, segno zodiacale di Marte, energia maschile, guerra, fecondità, iniziazione e potere.
Trono di pietra: solidità, autorità, permanenza.
Vestito rosso: forza, azione, passione, determinazione.
Armatura: difesa, protezione, prontezza alla battaglia.
Ankh/Mercurio: simbolo egizio della vita eterna e del potere spirituale/simbolo dell’equilibrio tra spirito e corpo: la perfetta capacità di governare entrambe le proprie parti.
Globo: potere temporale, capacità di regnare con equilibrio.
Montagne: distacco emotivo, dominio sulla natura caotica e istintiva.

Significato Iniziatico

Nel cammino iniziatico l’Imperatore rappresenta il momento in cui si comprende il valore delle leggi (universali) e l’importanza della struttura e dell’equilibrio. Dopo l’esperienza intuitiva e fertile dell’Imperatrice si entra nella fase della disciplina e della responsabilità. È il primo vero passo verso l’integrazione della volontà nel mondo materiale, in cui l’iniziato apprende come governare se stesso e a manifestare autorità interiore e più sottile. Il suo potere non deve derivare dalla forza fisica ma dalla stabilità e dall’equilibrio tra il pensiero e la coerenza dell’azione.

È una carta che chiama all’autodisciplina, all’assunzione delle proprie responsabilità e al riconoscimento di un ordine superiore.

Alchimia Filosofica e Operativa: convergenze

Spesso si parla di alchimia e si tende a fare una distinzione piuttosto precisa tra il senso pratico dell’Arte e il suo sviluppo in chiave filosofica. Ad oggi la parte operativa è scarsamente praticata mentre lo studio delle teorie alchemiche come rappresentazione simbolica dei processi della vita è ben più vigoroso, soprattutto negli ambienti di carattere iniziatico e esoterico.

Per comprendere uno dei punti essenziali dell’Ars Regia è opportuno ricondurla alla sua radice di carattere storico e mitico. A Ermete Trismegisto viene leggendariamente attribuita l’assoluta maestria in tre arti: Alchimia, Astrologia e Teurgia. Accettando questo assunto come simboleggiante i significati intrinseci della Filosofia Ermetica, si può supporre che questa sia impregnata di queste discipline e viceversa. La chiave di comprensione dell’alchimia, pertanto, può risiedere anche nei principi fondanti dell’ermetismo. “Come in alto, così è in basso. Come dentro, così è fuori” rappresentano la quintessenza della pratica ermetica, e la ricerca di corrispondenze tra il mondo materiale e quello immateriale ha dato origine al doppio binario su cui il lavoro alchemico si muove: lavorazione dei metalli e lavorazione della propria interiorità. L’obiettivo, per entrambi i contesti, è la ricerca della trasmutazione della materia vile (da non confondere con la materia prima – n.d.a.) in oro. Questo assume, quindi, due significati. Dal punto di vista pratico si ricerca ciò che viene comunemente definita “Pietra Filosofale”: mezzo per trasmutare i metalli in oro e che garantisce la vita eterna; mentre da quello simbolico, invece, la lavorazione dei difetti e dell’ignoranza per poterli convertire in conoscenza e comunione con l’Assoluto.

Mentre l’allegoria tra i significati si presenta come concettualmente di facile accessibilità, la pratica alchemica (di entrambe le visioni!) è ciò che complica davvero il processo. Anzitutto va considerato che la parte dell’Arte relativa alla metamorfosi dei metalli in oro è stata sviluppata in maniera teorica esattamente come quella del percorso verso l’illuminazione: questi obiettivi non hanno un riscontro pratico, bensì unicamente mitico o leggendario. Da una parte si trovano racconti di alchimisti che hanno raggiunto la “gloria” dal punto di vista materiale (es. Nicolas Flamel, Geber e, secondo alcune leggende, Isaac Newton), dall’altra vi sono esempi di maestri spirituali illuminati.

In secondo luogo è utile prendere in considerazione il fatto che il cammino che dovrebbe portare a una più profonda conoscenza del sé e del Tutto è assolutamente personale; pertanto ogni simbolo, allegoria o archetipo – ossia i metodi principalmente usati dagli alchimisti per il racconto dell’Ars Regia – va interpretato non solo con la chiave dottrinale e con i significati tradizionali e tecnici, ma anche con un grande impiego di sensibilità personale e delle proprie aspirazioni, storia e personalità.

Il percorso della Grande Opera viene rappresentato da un susseguirsi di simboli, termini specifici, fasi di lavorazione etc. Se si avesse modo di meditare su ognuno di questi termini probabilmente si raggiungerebbe una profondissima conoscenza dell’Uomo, dell’Assoluto e della relazione tra i due. Purtroppo le argomentazioni alchemiche sono talmente variegate e ampie che non basta il tempo materiale di una vita per poterle comprendere e studiare nella loro totalità.

Rebis Alchemico: il simbolo della trascendenza del duale

Un metodo di lavoro incorretto per lo studio e l’applicazione di concetti relativi a un campo vasto e complesso come quello alchemico, corre il rischio di far spendere un grande ammontare di tempo e energie su una serie di speculazioni limitatamente pragmatiche. Questo non significa necessariamente che lo studio in cui ci si immerge possa essere inutile (mai lo è), bensì che i suoi effetti potrebbero venire riscontrati in maniera incidentale e molto avanti nel tempo.

Ciò che lo studio dell’alchimia può fare con agilità, invece, è dare una visione differente dei moti e delle energie che vanno a comporre la vita. Anzitutto liberando l’alchimia da tutti i suoi costrutti simbolici si può notare che il nucleo dell’arte sia composto da tre elementi: materia vile, lavorazione e pietra filosofale. In altri termini si potrebbe parlare di situazione di partenza, lavorazione/azione e obiettivo/risultato. Se si resta focalizzati sull’oro inteso come miglioramento sia del sé che delle manifestazioni in cui siamo immersi e lo si considera come proprio e unico obiettivo, allora vengono autonomamente dettate le regola della fase di lavorazione: in qualsiasi contesto i comportamenti che si sceglie di adottare, se sono dedicati al raggiungimento di un obiettivo, saranno meno dettati dalla cecità causata dalle emozioni, dall’improvvisazione o dall’attitudine. L’avere un proposito disegna automaticamente un percorso da seguire, magari impreciso, accidentato o nebuloso, ma sicuramente meno casuale (relativamente alla situazione specifica!) di quello che si adotterebbe a livello istintivo.

Il tipo di approccio operativo, però, non è del tutto naturale. Alberto Magno scrive nel suo “De Mineralibus” che l’alchimista “sceglierà con cura il tempo e le ore del suo lavoro. Sarà paziente, assiduo e perseverante” [cit.]. Queste condizioni che identificano il metodo possono sicuramente essere viste anche come utili alla scelta dei comportamenti e delle azioni che si vanno a adottare: un invito a cercare di limitare le impulsività caratteriali, darsi il tempo di ragionare e cercare di agire in maniera saggia. Mai farsi fermare dagli errori, dal dover correggere qualcosa né lasciarsi abbattere dalle delusioni. Essendo delle caratteristiche che raramente vengono attuate in maniera innata, è in questo caso che lo sforzo (di applicarle) viene rappresentato dal lavoro.

Naturalmente questo non è sempre possibile né rende infallibili, se così fosse non ci sarebbe bisogno di lavorare la materia grezza: si sarebbe già pietra filosofale! Va sottolineata, però, la grande differenza nel commettere un errore in maniera incontrollata oppure farlo come frutto di un ragionamento. Nel secondo caso è più facile incontrare le buche del proprio percorso, imparare a evitarle nel futuro e eventualmente tornare indietro per colmarle.

La chiave di ricerca della propria essenza deve essere principalmente lo specchio, eppure l’avere il supporto del sapere degli antichi e il cercare di comprendersi percorrendo i sentieri tracciati da dei saggi venuti prima di noi può sicuramente essere di grande beneficio.

Il Kybalion: le 7 regole che governano il Mondo

Dalle radici mitiche che la collocano nei testi attribuiti a Ermete Trismegisto, al successivo sviluppo sulle linee di un sincretismo con il cristianesimo medievale e fino alla nuova linfa che ottenne nel Rinascimento, la Filosofia Ermetica porta con sé una serie di elementi precisi che ne attraversano le varie manifestazioni nel corso dei secoli.

Solo all’inizio del XX secolo queste linee vengono condensate (e semplificate) con fine divulgativo. Prima vi erano state diverse traduzioni e trattati critici di molti dei testi fondamentali dell’Ermetismo, ma questi erano sempre stati mantenuti all’interno di ambienti di ispirazione esoterica o preservati e tramandati dalle cerchie più ristrette delle società iniziatiche. Nel 1908 compare sul mercato la prima edizione de “Il Kybalion”: testo in cui vengono sintetizzati i principi ermetici da degli studiosi che adottano il nome “I Tre Iniziati”. Effettivamente il testo presenta una serie di concetti che affondano le proprie radici nella Filosofia di Ermete, ma questi vengono anche mutuati da una visione contemporanea e aderente al pensiero che da lì a pochi anni avrebbe dato impulso alla nascita della New Age. Inoltre, secondo l’ipotesi più accreditata, pare che “I Tre Iniziati” fossero in realtà riconducibili alla figura di William Walker Atkinson. Non ci è dato sapere se abbia lavorato in autonomia o se, come sostenuto da altre fonti, abbia collaborato con qualcuno.

Nonostante la dimensione storica a culturale del testo presenti degli elementi di distacco con quello che è l’Ermetismo “puro”, il discorso che lega i due sistemi può essere considerato coerente nella sua radice.

Nel Kybalion vengono elencati sette principi su cui si regolerebbe non solo l’Universo ma il principio filosofico del “Tutto”. Questi si esplicitano attraverso degli assiomi sui quali la speculazione e l’approfondimento dovrebbero portare a una più profonda consapevolezza dei meccanismi di funzionamento dell’Esistenza. Basandosi su un assunto tipicamente ermetico quale: “come in alto, così è in basso; come dentro, così è fuori”, il testo approfondisce i sette concetti andando a toccare varie sfere dello scibile e dei suoi limiti fino a fornire alcune differenti visioni della realtà nonché a dei possibili approcci per modificarle.

I sette assunti espressi nel Kybalion sono i seguenti:

  1. Principio del mentalismo: il “Tutto” è un concetto di carattere mentale/percettivo
  2. Principio della corrispondenza: esiste una corrispondenza tra i vari elementi che dell’esistenza. I vari piani (materiale, spirituale e mentale) presentano fenomeni che, per loro natura e sviluppo, sono simili
  3. Principio della vibrazione: l’Esistenza è composta unicamente da vibrazioni. Più il livello vibrazionale è alto, meno la manifestazione è di tipo materiale
  4. Principio delle polarità: tutto è unico e contemporaneamente duale. Gli opposti sono lo stesso fenomeno che si esprime in gradi e quantità diverse. Senza l’uno, l’altro non potrebbe esistere
  5. Principio del ritmo: seguendo il principio di polarità, i due opposti e le loro energie e le qualità dei fenomeni si muovono in continua alternanza tra loro
  6. Principio di causa e effetto: ogni elemento è contemporaneamente conseguenza e causa (o concausa) di qualcos’altro
  7. Principio di genere: ogni cosa è ascrivibile a un genere. Questo non è in alcun modo legato alla sessualità bensì alle manifestazioni di attività, sostegno, espressione etc. (maschile) o passività, generazione, orizzontalità, introspezione… (femminile)

Al fine di elevare la comprensione dell’Assoluto sono presentate preziose tecniche volte all’applicazione pratica di questi concetti. Secondo l’autore, attraverso un potenziamento della forza di volontà, si può interagire con la realtà a mezzo delle vibrazione, andando così a modificare la propria percezione e, potenzialmente, l’esistenza stessa. Altresì una maggiore consapevolezza di concetti come il principio di polarità o quello della corrispondenza dà la possibilità di approcciarsi agli eventi esterni a noi in maniera più ragionata e cosciente. La possibilità di intravedere delle regole all’interno del “groviglio armonioso” che è l’esistenza stessa, permette di poter imparare a scegliere quali comportamenti adottare in determinate situazioni, dove e in che modo impegnarsi per migliorare o modificare delle emozioni o degli avvenimenti.

Copertina originale de “Il Kybalion” – Ed. Francese

Iniziazione, Tradizione e…

Spesso nei manuali si parla di “Iniziazione” come un opposto della “Tradizione”. Gli elementi che si usano più comunemente per spiegare questo concetto sono due: “i Saperi” rappresentati da una pietra preziosa chiusa in una scatola e una chiave utile a aprirla. Secondo gli studiosi di scienze esoteriche il sapere si muove attraverso la tradizione, ossia viene condiviso e passato di generazione in generazione senza che questo venga necessariamente compreso.

L’iniziazione, a sua volta, è vista come il momento in cui viene consegnata una chiave utile a aprire il forziere per poter accedere al suo prezioso contenuto.

In questa spiegazione, però, viene dato per scontato che l’iniziato abbia a disposizione tradizionalmente la scatola della conoscenza, ma non sempre è così.

Se si accetta questo assioma sorge spontaneo un pensiero: cosa succede se non si possiedono né la chiave né il contenitore? E se si hanno entrambi?

Nel secondo caso si può trovare traccia negli scritti alchemici classici: gli alchimisti di estrazione cristiana pensavano che l’Ars Regia potesse essere condivisa e tramandata secondo due vie: iniziazione e vocazione. La prima era un evento graduale in cui l’iniziando prendeva man mano consapevolezza dei linguaggi, delle allegorie e delle metafore che venivano abitualmente utilizzate in alchimia. A mezzo di un maestro (ma pare che allora considerassero “iniziatico” anche il percorso di studio individuale con altri mezzi) si poteva entrare nel mondo alchemico e iniziare a toccare dei metodi di lavoro e di comunicazione altrimenti troppo criptici per essere compresi.

La vocazione, invece, era vista come un dono di Dio che concedeva all’alchimista l’innata capacità di avere delle informazioni (tradizione) e di saperle comprendere e applicare (iniziazione).

Simbolo di rinascita interiore, la morte iniziatica rappresenta il distacco dal “chi sono” e il primo passo verso la vera conoscenza

Altresì se non si hanno a disposizione gli elementi necessari per accedere al sapere ci si trova nella spinosa situazione di doversi dare comunque delle risposte ma senza avere alcun appiglio o possibilità di interpretazione degli eventi. In questo caso si potrebbe parlare di presunzione, ossia la necessità di presumere un determinato concetto, meccanismo o verità.

Seguendo l’istituzione concettuale di “chiave+scrigno” si può supporre che nella rarissima ipotesi in cui una persona abbia a propria disposizione sia la scatola che il mezzo corretto per aprirla, si possa parlare di “vocazione” per quel determinato tipo di conoscenza.


A conclusione è importante sottolineare che iniziazione, tradizione, vocazione e presunzione sono quattro condizioni relative. Inequivocabilmente l’onniscienza non esiste: ognuno vive in una dimensione in cui trova argomenti di cui è iniziato e altri di cui è profano, oppure visioni delle quali porta degli elementi ma ne ignora i contenuti.

Anche i depositari di una conoscenza enciclopedica non possiedono la verità bensì tanti stralci di essa: sicuramente vi sono campi del sapere in cui ognuno è costretto a “presumerne” qualche parte; la grande differenza è l’esserne consapevoli o meno.