Scheda Tecnica: 3 – L’Imperatrice (Marsiglia)

L’Imperatrice è la terza carta degli Arcani Maggiori nel mazzo dei Tarocchi di Marsiglia. Simbolo di creatività, comunicazione, fertilità e autorità femminile, incarna il potere generativo e il principio attivo della conoscenza. La sua figura regale e serena si distingue per maestosità e consapevolezza.

Descrizione

L’Imperatrice è rappresentata seduta su un trono, con uno scettro in una mano e uno scudo decorato da un’aquila nell’altra. Indossa una corona sontuosa e abiti ricchi. Il trono è posizionato su un prato, evocando fertilità e natura. Il suo volto è calmo ma attento, indicando saggezza e controllo.

Archetipi rappresentati

L’Imperatrice rappresenta l’archetipo della Madre/Sovrana, colei che nutre e governa, che concepisce e gestisce. È l’archetipo della “creazione consapevole”, dove la conoscenza si trasforma in azione tangibile. Rappresenta anche la “Parola”, cioè la capacità di dare forma e ordine alle idee attraverso il linguaggio.

Significato iniziatico

In chiave iniziatica, l’Imperatrice rappresenta l’accesso al potere della parola e della manifestazione. Non è solo la comprensione astratta, ma la capacità di trasformare la conoscenza in realtà. L’iniziato che incontra questa carta è chiamato a dominare i simboli e a trasmettere il sapere in forma attiva. È il momento in cui il pensiero si fa azione, dove il sapere prende vita nel mondo. La sua connessione con l’aquila sottolinea l’importanza della visione superiore, mentre il suo trono la radica nella materia.

L’Eremita (Carta IX dei Tarocchi): il custode del tempo e della conoscenza interiore

L’Eremita, nona carta degli arcani maggiori, è il pellegrino dello spirito, il saggio che attraversa il mondo con una lanterna nella notte. Figura antica e solenne, racchiude il mistero della conoscenza che non si proclama, ma che si manifesta nel silenzio. Egli è il simbolo dell’iniziato che sceglie la via della solitudine, non come rifiuto dell’umanità, ma come mezzo per comprenderla più a fondo. La sua postura china e il suo passo lento ci parlano di raccoglimento, di osservazione, di quella pazienza interiore che nasce solo quando si è imparato a distinguere l’essenziale dal superfluo.

Nelle diverse iconografie del Tarocco, la sua figura evolve, ma il nucleo simbolico resta invariato. Nei Tarocchi di Marsiglia, l’Eremita procede con passo meditativo: la sua lanterna, parzialmente celata dal mantello, suggerisce che la conoscenza non deve abbagliare, ma guidare con discrezione. Nei tarocchi Rider-Waite, disegnato da Pamela Colman Smith su indicazione di Arthur Edward Waite, egli si staglia solitario su una montagna, lanterna in alto come faro spirituale; la stella a sei punte al suo interno rappresenta la luce ermetica, la sintesi tra spirito e materia. In quelli di Thot, disegnati da Aleister Crowley, invece, l’Eremita assume dimensioni cosmiche: viene rappresentato vucino a uovo luminoso — simbolo della creazione — a cui si arrotola un serpente, il mercurio filosofico che connette i mondi. Insieme rappresentano l’Uovo Cosmico: simbolo di creazione dell’Universo”. Crowley interpreta l’Eremita come il sacerdote della saggezza, l’alchimista che conosce la solitudine come laboratorio della trasmutazione interiore.

Tuttavia, una delle rappresentazioni più antiche e significative si trova nei Tarocchi Visconti–Sforza, dove l’Eremita non porta una lanterna ma una clessidra. È un dettaglio fondamentale. La clessidra non illumina, ma misura: è la manifestazione del tempo, dell’essere finito, dell’attesa necessaria. In essa si consuma la sabbia dell’esistenza, granello dopo granello, ricordandoci che la saggezza è un’arte di tempo e maturazione. L’Eremita visconteo non cerca la luce esteriore: contempla il fluire del tempo, ne osserva la legge segreta. La sua sapienza nasce dall’osservazione paziente dei ritmi dell’essere, dalla comprensione che tutto ciò che nasce è destinato a trasformarsi, consumarsi e finire. È il custode del tempo e, insieme, colui che sa che ogni istante contiene l’eternità.

Questa dimensione lo rende non solo un ricercatore, ma un osservatore. L’Eremita è colui che vede senza voler possedere ciò che vede. È la coscienza che contempla, che misura il mondo con lo sguardo dell’anima. In senso esoterico, l’osservazione è un atto creativo: osservare significa partecipare, e il vero iniziato partecipa al reale comprendendone il ritmo. Come insegna il Kybalion, “nulla è in quiete; tutto si muove; tutto vibra”: l’Eremita è colui che percepisce la vibrazione e ne diventa consapevole, imparando a risuonare con l’universo anziché contrastarlo.

Waite afferma che l’Eremita “porta la luce della saggezza per guidare coloro che vengono dopo di lui”: è il Maestro che illumina la via, non per condurre gli altri a sé, ma per permettere loro di trovare il proprio cammino. Etteilla, nel suo sistema divinatorio settecentesco, associa all’Eremita la prudenza, la riflessione e la necessità di ritirarsi per rigenerare le proprie forze mentali e spirituali. L’Eremita di Etteilla è la pausa nel ciclo, l’intervallo in cui la mente può tornare limpida.

Il pensatore, massone, astrologo e simbologo Oswald Wirth approfondisce il significato iniziatico della carta. Per Wirth, l’Eremita rappresenta “l’iniziato che avanza nel buio con la luce interiore della saggezza; egli non pretende di possedere la verità, ma la cerca costantemente”. La sua lanterna non serve a rischiarare il mondo, ma a mantenere viva in sé la fiamma dello spirito. Wirth collega l’Eremita alla Scienza Sacra, quella conoscenza che si trasmette da maestro a discepolo non attraverso le parole, ma attraverso la luce dell’esempio. Nella sua lettura, la lanterna è simbolo della Tradizione iniziatica, che si tramanda di mano in mano come una fiamma eterna.

L’Eremita è dunque un iniziato in cammino, non un illuminato giunto al termine. La sua è una ricerca che non si conclude mai, perché la verità non è una meta, ma un orizzonte che arretra man mano che ci si avvicina. Egli sa che il sapere autentico non si accumula, ma si diventa; che ogni certezza è solo una tappa sulla strada del disvelamento. La sua lanterna o la sua clessidra ci insegnano che il tempo e la conoscenza condividono la stessa natura: entrambi scorrono, entrambi mutano, entrambi chiedono pazienza.

Il suo sguardo è rivolto al mondo, ma il suo ascolto è interiore. Come l’alchimista che trasmuta il piombo in oro, l’Eremita trasforma la solitudine in consapevolezza, il dubbio in sapienza, l’attesa in rivelazione. Il suo bastone è il simbolo dell’asse interiore, dell’equilibrio che sostiene il cammino; il mantello che lo avvolge rappresenta il silenzio necessario alla gestazione del pensiero. Tutto in lui è disciplina e raccoglimento: ogni passo è preghiera, ogni sosta è meditazione.

Nell’immaginario collettivo, l’Eremita è diventato un archetipo del saggio e del cercatore. Persino nella cultura moderna la sua figura sopravvive: nel 1971 i Led Zeppelin scelsero un’immagine dell’Eremita ispirata al Tarocco di Waite per la copertina del loro quarto album, a simboleggiare la ricerca spirituale, la solitudine del genio creativo e la luce che guida l’anima nell’oscurità. È una dimostrazione di come l’archetipo dell’Eremita, pur antico, continui a risuonare nelle sensibilità contemporanee come emblema della conoscenza interiore e della maturazione personale.

Infine, l’Eremita è l’anziano che incarna la memoria del tempo. La sua barba e il suo volto segnano l’età della coscienza, non della carne. È il testimone dell’impermanenza, colui che ha visto passare le stagioni dell’anima e ha imparato a non identificarsi con esse. In lui il tempo non è nemico, ma maestro: è l’elemento attraverso cui la conoscenza si radica e si trasforma in saggezza.

La sua lezione è semplice e insieme sconvolgente: la conoscenza non è un traguardo, ma un cammino di continua trasformazione. L’iniziazione non promette risposte, ma offre strumenti per sostenere la ricerca. La verità non si possiede — si serve. E chi serve la verità diventa, come l’Eremita, una lanterna per chi cammina nel buio.

L’Eremita è il tempo che osserva se stesso, la luce che si nasconde per non accecare, il silenzio che insegna a udire. La sua lanterna — o la sabbia che scorre nella clessidra — ci ricorda che ogni passo, ogni respiro, ogni istante è un atto di conoscenza. Cercare è vivere, e vivere è imparare a portare una luce che non ci appartiene, ma che da noi, per un attimo, si lascia trasmettere.

Scheda Tecnica: 14 – La Temperanza (RWS)

Descrizione visiva

La carta raffigura un angelo androgino con ali rosse, in piedi con un piede sull’acqua e uno sulla terra. Tiene due coppe tra le mani, tra le quali versa un fluido in un flusso continuo, simbolo di equilibrio e scambio. Sul petto dell’angelo si vede un triangolo dentro un quadrato, simbolo dell’armonia tra spirito e materia. Dietro di lui si apre un sentiero che conduce verso una luce brillante tra le montagne.

Simboli presenti e loro significato

–  Angelo: Entità spirituale, messaggero tra cielo e terra.
– Ali rosse: Trasformazione e azione spirituale.
– Coppe: Rappresentano l’equilibrio tra due polarità.
– Flusso d’acqua: Continuità, movimento armonico, trasmutazione.
– Triangolo nel quadrato: L’unione dell’eterno con il mondo terreno
– Piede in acqua e uno sulla terra: Connessione tra inconscio e conscio.
– Sentiero e luce finale: Il cammino verso l’illuminazione.

Archetipo

La Temperanza rappresenta l’archetipo dell’alchimista spirituale, colui che sa unire gli opposti e trasmutare attraverso la moderazione, l’armonia e l’equilibrio.

Significato iniziatico

In chiave iniziatica, la Temperanza è il simbolo del giusto mezzo, dell’equilibrio necessario al cammino interiore. Essa insegna l’arte della misura, il dominio degli impulsi e l’importanza dell’adattamento nel percorso di elevazione spirituale. Il fluido che passa tra le due coppe simboleggia il fluire dell’energia vitale che l’iniziato deve imparare a gestire. È una carta che ricorda la centralità dell’armonia e dell’equilibrio nei misteri esoterici e nel lavoro alchemico interiore.

Scheda Tecnica: 12 – L’Appeso (RWS)

Descrizione

Nella carta de L’Appeso un uomo è sospeso a testa in giù e è legato per una caviglia a una croce a forma di T. Le sue mani sono dietro la schiena, e l’altra gamba è piegata formando un 4. Il volto dell’uomo è sereno, quasi illuminato. Un alone dorato circonda la sua testa, simbolo di illuminazione spirituale.

Archetipi

L’Appeso rappresenta l’archetipo del Sacrificato, del Saggio che rinuncia al mondo per ottenere una comprensione superiore. È la figura del martire, del mistico, del rinunciante. Rappresenta anche l’archetipo del Visionario: colui che sospende il giudizio e accetta il paradosso dell’esiistenza al fine di coglierne la verità. La sua apparente immobilità può essere vista anche come dinamicità interiore.

Significato iniziatico

In chiave iniziatica L’Appeso rappresenta il momento cruciale di sospensione nel cammino dell’iniziato: la rinuncia all’ego e alla volontà ordinaria nonché alla visione lineare della realtà. Questo passaggio è necessario per accedere alla comprensione simbolica e archetipica del mondo. L’iniziazione comporta spesso un periodo di stasi, di disorientamento, ma è proprio in questo vuoto apparente che si genera la vera illuminazione. È un richiamo alla fede profonda nei processi invisibili e interiori della trasformazione.

Scheda Tecnica: 3 – L’Imperatrice (RWS)

1. Descrizione

L’Imperatrice è una figura femminile regale, seduta su un trono adornato da cuscini rossi ricamati e su cui compare un simbolo di Venere. Indossa una corona a dodici stelle, simbolo dei dodici segni zodiacali, e una veste ornata di melograni (v. scheda tecnica de “La Sacerdotessa”), simboli di fertilità. Dietro di lei si apre un paesaggio lussureggiante, con un fiume che scorre placido e un campo di spighe di grano in primo piano. Nella mano destra uno scettro sormontato da un globo: simbolo del potere temporale e della capacità di azione.

2. Simbologia

Corona di 12 stelle: rappresenta la connessione cosmica, i cicli celesti e l’influenza zodiacale.
Simbolo di Venere: amore, armonia e bellezza ma anche attrazione e desiderio carnale
Melograni: fertilità, abbondanza e vita che nasce.
Trono: ricchezza materiale, potere temporale e stabilità.
Fiume: flusso della vita, emozioni, ciclo naturale.
Grano: nutrimento, abbondanza, madre terra, ciclicità della vita.

3. Archetipo

L’Imperatrice rappresenta l’archetipo della Madre Terra e della Dea Madre. Incarna la maternità, la creatività, la generazione e il nutrimento. È la vita che si manifesta nella materia, la natura che fiorisce, la forza generatrice dell’universo.

4. Significato iniziatico

Il simbolo dell’imperatrice rappresenta, a livello esoterico, il principio della manifestazione dell’abbondanza materiale. Nella via iniziatica è il passaggio dall’astratto al concreto, inoltre può indicare l’intuizione che prende forma o un’idea che si incarna. Come figura di potere femminile rivela i misteri della creazione e la potenza dell’energia fertile. In alcune tradizioni è legata a Iside, Demetra e Gaia.


In un cammino iniziatico questa carta insegna le potenzialità del corpo, della natura e della vita sensibile. Invita a riconoscere lo spirito nella materia e a onorare la bellezza come riflesso del divino.

Scheda Tecnica: 1 – Il Bagatto (RWS)

Significato Generale

Il Bagatto, conosciuto anche come il Mago, è la prima carta numerata degli Arcani Maggiori e rappresenta il potere del principio attivo, l’inizio della coscienza e la capacità di canalizzare le forze sottili nel mondo materiale.

Rappresentazione

Il Bagatto è rappresentato da una figura maschile in piedi davanti a un tavolo sul quale sono poggiati gli strumenti dei quattro semi dei Tarocchi: bastoni, coppe, spade e denari. Indossa una tunica bianca con un mantello rosso e sopra la testa fluttua il simbolo dell’infinito. Una mano è rivolta al cielo e l’altra alla terra, richiamando il principio ermetico di “Come in alto, così è in basso”.

Iconografia della carta

Lemniscata sopra la testa: simbolo dell’infinito, rappresenta la connessione eterna tra spirito e materia.
La postura con una mano al cielo e una alla terra: indica l’intermediario tra il divino e l’umano, tra i mondi sottili e la materia.
Gli strumenti sul tavolo: incarnano i quattro elementi e i poteri dell’universo, a disposizione dell’iniziato.
I colori: il rosso e il bianco rappresentano rispettivamente l’azione e la purezza.
I fiori ai suoi piedi: la manifestazione della bellezza della natura e del potere creativo.

Archetipo

Il Bagatto richiama l’Archetipo del Creatore o dell’Iniziatore. È il primo passo di un percorso, un uomo che agisce con consapevolezza e volontà. È anche il simbolo del potere personale e del controllo degli elementi (o della ricerca di padronanza).

Significato Iniziatico

Nel contesto iniziatico il Bagatto rappresenta il primo passo verso la conoscenza. Simboleggia l’iniziato che ha ricevuto la chiamata e si trova di fronte al tavolo dei misteri, pronto a imparare a usarne gli strumenti. È la fase dell’apprendimento, della scoperta dei propri talenti e del contatto con le forze universali. L’iniziato in questa fase impara a dirigere l’energia per creare, trasformare, manifestare.