Il Kybalion: 1 – Principio del Mentalismo

La prima delle sette leggi ermetiche contenute nel Kybalion afferma: “Tutto è mente; l’Universo è mentale.” Questa profonda affermazione racchiude un principio cardine della filosofia ermetica: la realtà che percepiamo è, in ultima istanza, un processo mentale e, di conseguenza, assolutamente personale.

Nel pensiero ermetico il “Tutto” è l’origine e la sostanza dell’esistenza stessa. Questo è, fondamentalmente, “qualsiasi cosa” (materiale o immateriale e invisibile).

Nulla esiste al di fuori della mente e delle percezioni, e spesso tendiamo a racchiudere dei concetti più grandi in immagini mentali a noi comprensibili. Ciò che consideriamo materia, energia, spazio e tempo sono unicamente una proiezione mentale all’interno di un campo più vasto di conoscenza. Questo implica necessariamente un riconoscimento della natura mentale, mutevole e interconnessa delle manifestazioni.

Comprendere questo principio implica un cambiamento che interessa direttamente la visione e la percezione della vita. Se tutto è mente i pensieri non sono semplicemente una serie di azioni e reazioni private, bensì possono essere considerati come delle forze creative che influenzano la realtà. Altresì, se tutto è mente, modificando i nostri pensieri possiamo di conseguenza modificare il nostro modo di percepire la realtà, pertanto influenzare la via per interagirci.

Questo può essere uno degli avvicinamenti a una delle tre arti attribuite a Ermete Trismegisto, il mitico fondatore della Filosofia Ermetica a cui anche il Kybalion (con la dovuta cautela) può essere ascritto: la teurgia. Le altre due arti di cui Ermete era maestro sono l’alchimia e l’astrologia.

La teurgia, senza troppo entrare nello specifico, è lo studio e l’applicazione di quell’insieme di tecniche e azioni che vanno a modificare la realtà. Spesso ci si riferisce alla teurgia come “scienza dei miracoli” andando a sottolineare unicamente la parte metafisica e mistica dell’arte.

Personalmente sono un po’ in dissonanza con questa visione in quanto la trovo eccessivamente incerta da un lato e limitante dall’altro.

La magia è quell’arte in cui si applicano delle strategie per modificare la realtà. Questa (come spiegato rapidamente in questo articolo), fondamentalmente, è la percezione che abbiamo di due parti: una materiale e una immateriale. La “realtà” non è universale bensì è basata su una visione personale figlia delle proprie esperienze e gli eventi vengono valutati come positivi e negativi unicamente a mezzo delle nostre personali percezioni: per questo è importante dare per scontato che ognuno di noi ha una visione parziale, limitata e, pertanto, scorretta della realtà.

Unitamente a questo va tenuto presente che la realtà e ciò che la compone risponde a delle leggi precise. Sfruttando queste regole, tra cui il mutare il proprio approccio agli avvenimenti, si ha la possibilità di modificarla.

Ma è qui (secondo me!) che nasce una grande incomprensione: si collega la magia soltanto a fenomeni metafisici, sottili e energetici. In realtà, se si considera la magia come un cambiamento della realtà a mezzo di un sapere e un’azione prestabilita al fine di ottenere un determinato risultato e consideriamo la realtà come l’insieme delle percezioni nostri e altrui, tante cose possono influenzare facilmente la realtà, anche azioni puramente materiali

Il punto del discorso è che non si può modificare la realtà, bensì possiamo modificare l’immagine che noi percepiamo della realtà e il nostro approccio ad essa e/o modificare l’immagine che gli altri hanno di noi, pertanto interagire con l’altrui realtà. Le due azioni, peraltro, possono essere correlate tra di loro, andando a generare un movimento di costante di azione-reazione-conseguenza (si entrerà più nello specifico nella sesta regola del Kybalion: quella di causa e effetto n.d.a.).

L’uomo, come parte della Mente Universale, può quindi essere a sua volta considerato come creatore e responsabile della propria esperienza. I nostri stati mentali modellano ciò che viviamo. Da qui l’importanza della disciplina interiore, della consapevolezza e del pensiero intenzionale.

Un consiglio che sentii da un Lama e che trovai particolarmente saggio è utile è il seguente: “Non possiamo provare due emozioni contemporaneamente. Se sei in un momento di sofferenza, sforzati di portare la mente su una sensazione di gioia. Se riesci a provarla, anche in minima parte, allora la sofferenza scompare”.

“Tutto è mente” non è solo un’idea metafisica, bensì un invito pratico: ci sprona a non subire passivamente il mondo, ma a partecipare attivamente alla sua co-creazione. Conoscere e applicare questo principio significa iniziare un percorso di padronanza mentale, in cui la trasformazione del pensiero diventa trasformazione della realtà e del nostro modo di interagire con essa, sia in maniera attiva che passiva.

Nel caos apparente dell’esistenza, questa legge ci ricorda che tutto nasce da uno stesso punto: la mente. Inoltre sottolinea che, per cambiare il mondo, occorre cambiare il proprio approccio con esso, in quanto l’unica interazione che possiamo avere al fine di modificare il mondo è la modifica del nostro mondo.

Intelletto e percezione: le due chiavi per interpretare la realtà