L’Eremita (Carta IX dei Tarocchi): il custode del tempo e della conoscenza interiore

L’Eremita, nona carta degli arcani maggiori, è il pellegrino dello spirito, il saggio che attraversa il mondo con una lanterna nella notte. Figura antica e solenne, racchiude il mistero della conoscenza che non si proclama, ma che si manifesta nel silenzio. Egli è il simbolo dell’iniziato che sceglie la via della solitudine, non come rifiuto dell’umanità, ma come mezzo per comprenderla più a fondo. La sua postura china e il suo passo lento ci parlano di raccoglimento, di osservazione, di quella pazienza interiore che nasce solo quando si è imparato a distinguere l’essenziale dal superfluo.

Nelle diverse iconografie del Tarocco, la sua figura evolve, ma il nucleo simbolico resta invariato. Nei Tarocchi di Marsiglia, l’Eremita procede con passo meditativo: la sua lanterna, parzialmente celata dal mantello, suggerisce che la conoscenza non deve abbagliare, ma guidare con discrezione. Nei tarocchi Rider-Waite, disegnato da Pamela Colman Smith su indicazione di Arthur Edward Waite, egli si staglia solitario su una montagna, lanterna in alto come faro spirituale; la stella a sei punte al suo interno rappresenta la luce ermetica, la sintesi tra spirito e materia. In quelli di Thot, disegnati da Aleister Crowley, invece, l’Eremita assume dimensioni cosmiche: viene rappresentato vucino a uovo luminoso — simbolo della creazione — a cui si arrotola un serpente, il mercurio filosofico che connette i mondi. Insieme rappresentano l’Uovo Cosmico: simbolo di creazione dell’Universo”. Crowley interpreta l’Eremita come il sacerdote della saggezza, l’alchimista che conosce la solitudine come laboratorio della trasmutazione interiore.

Tuttavia, una delle rappresentazioni più antiche e significative si trova nei Tarocchi Visconti–Sforza, dove l’Eremita non porta una lanterna ma una clessidra. È un dettaglio fondamentale. La clessidra non illumina, ma misura: è la manifestazione del tempo, dell’essere finito, dell’attesa necessaria. In essa si consuma la sabbia dell’esistenza, granello dopo granello, ricordandoci che la saggezza è un’arte di tempo e maturazione. L’Eremita visconteo non cerca la luce esteriore: contempla il fluire del tempo, ne osserva la legge segreta. La sua sapienza nasce dall’osservazione paziente dei ritmi dell’essere, dalla comprensione che tutto ciò che nasce è destinato a trasformarsi, consumarsi e finire. È il custode del tempo e, insieme, colui che sa che ogni istante contiene l’eternità.

Questa dimensione lo rende non solo un ricercatore, ma un osservatore. L’Eremita è colui che vede senza voler possedere ciò che vede. È la coscienza che contempla, che misura il mondo con lo sguardo dell’anima. In senso esoterico, l’osservazione è un atto creativo: osservare significa partecipare, e il vero iniziato partecipa al reale comprendendone il ritmo. Come insegna il Kybalion, “nulla è in quiete; tutto si muove; tutto vibra”: l’Eremita è colui che percepisce la vibrazione e ne diventa consapevole, imparando a risuonare con l’universo anziché contrastarlo.

Waite afferma che l’Eremita “porta la luce della saggezza per guidare coloro che vengono dopo di lui”: è il Maestro che illumina la via, non per condurre gli altri a sé, ma per permettere loro di trovare il proprio cammino. Etteilla, nel suo sistema divinatorio settecentesco, associa all’Eremita la prudenza, la riflessione e la necessità di ritirarsi per rigenerare le proprie forze mentali e spirituali. L’Eremita di Etteilla è la pausa nel ciclo, l’intervallo in cui la mente può tornare limpida.

Il pensatore, massone, astrologo e simbologo Oswald Wirth approfondisce il significato iniziatico della carta. Per Wirth, l’Eremita rappresenta “l’iniziato che avanza nel buio con la luce interiore della saggezza; egli non pretende di possedere la verità, ma la cerca costantemente”. La sua lanterna non serve a rischiarare il mondo, ma a mantenere viva in sé la fiamma dello spirito. Wirth collega l’Eremita alla Scienza Sacra, quella conoscenza che si trasmette da maestro a discepolo non attraverso le parole, ma attraverso la luce dell’esempio. Nella sua lettura, la lanterna è simbolo della Tradizione iniziatica, che si tramanda di mano in mano come una fiamma eterna.

L’Eremita è dunque un iniziato in cammino, non un illuminato giunto al termine. La sua è una ricerca che non si conclude mai, perché la verità non è una meta, ma un orizzonte che arretra man mano che ci si avvicina. Egli sa che il sapere autentico non si accumula, ma si diventa; che ogni certezza è solo una tappa sulla strada del disvelamento. La sua lanterna o la sua clessidra ci insegnano che il tempo e la conoscenza condividono la stessa natura: entrambi scorrono, entrambi mutano, entrambi chiedono pazienza.

Il suo sguardo è rivolto al mondo, ma il suo ascolto è interiore. Come l’alchimista che trasmuta il piombo in oro, l’Eremita trasforma la solitudine in consapevolezza, il dubbio in sapienza, l’attesa in rivelazione. Il suo bastone è il simbolo dell’asse interiore, dell’equilibrio che sostiene il cammino; il mantello che lo avvolge rappresenta il silenzio necessario alla gestazione del pensiero. Tutto in lui è disciplina e raccoglimento: ogni passo è preghiera, ogni sosta è meditazione.

Nell’immaginario collettivo, l’Eremita è diventato un archetipo del saggio e del cercatore. Persino nella cultura moderna la sua figura sopravvive: nel 1971 i Led Zeppelin scelsero un’immagine dell’Eremita ispirata al Tarocco di Waite per la copertina del loro quarto album, a simboleggiare la ricerca spirituale, la solitudine del genio creativo e la luce che guida l’anima nell’oscurità. È una dimostrazione di come l’archetipo dell’Eremita, pur antico, continui a risuonare nelle sensibilità contemporanee come emblema della conoscenza interiore e della maturazione personale.

Infine, l’Eremita è l’anziano che incarna la memoria del tempo. La sua barba e il suo volto segnano l’età della coscienza, non della carne. È il testimone dell’impermanenza, colui che ha visto passare le stagioni dell’anima e ha imparato a non identificarsi con esse. In lui il tempo non è nemico, ma maestro: è l’elemento attraverso cui la conoscenza si radica e si trasforma in saggezza.

La sua lezione è semplice e insieme sconvolgente: la conoscenza non è un traguardo, ma un cammino di continua trasformazione. L’iniziazione non promette risposte, ma offre strumenti per sostenere la ricerca. La verità non si possiede — si serve. E chi serve la verità diventa, come l’Eremita, una lanterna per chi cammina nel buio.

L’Eremita è il tempo che osserva se stesso, la luce che si nasconde per non accecare, il silenzio che insegna a udire. La sua lanterna — o la sabbia che scorre nella clessidra — ci ricorda che ogni passo, ogni respiro, ogni istante è un atto di conoscenza. Cercare è vivere, e vivere è imparare a portare una luce che non ci appartiene, ma che da noi, per un attimo, si lascia trasmettere.

Scheda Tecnica: 9 – L’Eremita (RWS)

Descrizione

La carta mostra un uomo anziano, vestito con un mantello grigio, che si erge su una cima solitaria. Tiene nella mano destra una lanterna accesa illuminata da una stella a sei punte (la Stella di Davide o il Sigillo di Salomone): simbolo di luce, equilibrio, completezza e saggezza interiore. Nella sinistra impugna un bastone, segno di stabilità e guida spirituale nonché di autorevolezza. Il paesaggio è spoglio e montuoso, a sottolineare l’isolamento e l’ascesi.

Simbologia

– La Lanterna: simbolo della luce interiore, della verità cercata e trovata attraverso la solitudine e la meditazione.
– La Stella a sei punte: simbolo alchemico dell’unione degli opposti, rappresenta l’equilibrio cosmico e la saggezza celata.
– Il Bastone: strumento di sostegno e autorità spirituale, richiama il cammino del pellegrino.
– Il Mantello Grigio: rappresenta la neutralità, la saggezza e il ritiro dal mondo materiale.
– Il Paesaggio Montano: emblema del distacco, dell’ascesi, del percorso arduo verso la verità.

Archetipo

L’Eremita rappresenta l’archetipo del Saggio e del Vecchio Maestro: colui che si isola dal mondo per cercare risposte dentro di sé, l’introspezione, la riflessione profonda. È anche il Custode della Verità: colui che conosce ma parla solo quando è necessario. La sua immagine simboleggia anche la maturità spirituale e il bisogno di rallentare per comprendere, nonché di dover volgere la ricerca di crescita all’interno anziché solo sul mondo visible.

Significato Iniziatico

L’Eremita incarna una tappa fondamentale del percorso iniziatico: l’introspezione e la ricerca interiore. Rappresenta il momento in cui l’iniziato si ritira dal rumore del mondo per ascoltare il silenzio della propria anima. Lontano dalle luci dell’apparenza scopre la vera luce che guida: quella interiore. Il bastone rappresenta il supporto dell’esperienza; la lanterna, invece, la saggezza che illumina il cammino. Il sapere acquisito non viene ostentato, ma custodito e trasmesso solo a chi è pronto.

È il simbolo dell’ascesa interiore che ogni iniziato deve affrontare per giungere alla vera conoscenza.