Il concetto di libero arbitrio è tra i più affascinanti e controversi della filosofia e della spiritualità. Siamo davvero liberi nelle nostre scelte o ciò che chiamiamo “libertà” non è altro che l’illusione di un percorso già tracciato, determinato da un’infinità di condizioni personali e ambientali?
Ogni decisione che prendiamo è il risultato di una catena di fattori invisibili: emozioni, educazione, traumi, convinzioni, gusti, insegnamenti ricevuti, esperienze accumulate, caratteristiche innate…
Non siamo isole indipendenti: siamo tessuti di storia, memoria e contesto. Se un’altra persona avesse vissuto esattamente la nostra vita – con la stessa infanzia, gli stessi incontri, le stesse ferite e gioie – con tutta probabilità farebbe le nostre stesse scelte.
Il Kybalion, antico testo ermetico, esprime questa verità attraverso la Legge di Causa ed Effetto (v. Il Kybalion: 6 – Principio di Causa e Effetto): nulla avviene per caso e ogni effetto ha la sua causa, così come ogni causa produce un effetto. Ogni gesto, ogni pensiero, ogni scelta che compiamo non nasce dal vuoto, ma è conseguenza di qualcosa che l’ha preceduta. A sua volta, ciò che decidiamo diventa seme per conseguenze future in una catena senza interruzioni.
In questa prospettiva il libero arbitrio assoluto sembra dissolversi. Non siamo padroni delle nostre decisioni, ma parte di un flusso deterministico che ci attraversa. Tuttavia esiste una soglia sottile che può trasformare questa condizione in una via di crescita: la consapevolezza.
Essere consapevoli significa osservare le radici delle nostre azioni, riconoscere i condizionamenti che ci abitano e decidere non in modo automatico, ma con presenza. Conoscere le motivazioni che ci spingono a un determinato gesto o pensiero. ù
È in quell’istante che nasce una forma diversa di libertà.
Immaginiamo la nostra vita come una retta tracciata in avanti, determinata dalle cause che ci hanno preceduti. Ogni volta che agiamo senza consapevolezza, non facciamo altro che camminare su quel tracciato già disegnato. Ma se, anche solo per un attimo, ci fermiamo e compiamo una scelta lucida, anche minima, modifichiamo quella traiettoria: creiamo un angolo, impercettibile all’inizio, ma che a lungo andare porta il nostro cammino a divergere sempre di più dalla linea originaria.
È questo il vero potere che ci è concesso: non l’illusione di un libero arbitrio assoluto, ma la possibilità di generare nuove direzioni attraverso la coscienza. In altre parole, non possiamo scegliere ciò che ci accade o ciò che ci ha plasmati, ma possiamo decidere come rispondere.
Il destino è dunque una corrente che ci trascina, ma la consapevolezza è la vela che possiamo spiegare per orientare, anche solo di poco, la nostra rotta.
È in questo piccolo scarto si nasconde la vera libertà.
