Il Kybalion: 7 – Principio di Genere

Con il settimo assioma il Kybalion si chiude con una legge tanto sottile quanto solitamenter fraintesa: il Principio di Genere. Questo non ha nulla a che fare con il genere inteso in senso sessuale o sociale, ma riguarda una dinamica simbolica e creativa che attraversa l’intero universo.

Il Genere è in tutto. Tutto ha i suoi principi Maschile e Femminile,; il Genere si manifesta su tutti i piani”

È importante sottolineare che il principio ermetico del Genere non ha nulla a che vedere con il sesso biologico o le preferenze sessuali. Non parla di maschio o femmina in senso umano o culturale, ma di due forze archetipiche complementari che operano in ogni cosa e su ogni parte che compone la manifestazione degli elementi: fisico, mentale, spirituale.

Secondo il Kybalion, ogni forma di creazione richiede l’unione di due polarità: una forza attiva, emissiva, penetrante (principio maschile) e una forza ricettiva, generativa, nutritiva (principio femminile). Non si tratta di uomini e donne, ma di modalità universali del manifestarsi della realtà. Questo principio è presente ovunque: in luce e ombra, sole e luna, volontà e immaginazione, azione e contemplazione…

Il genere è dunque un simbolo della dinamica creativa dell’universo, non una descrizione sociale. Ogni individuo contiene entrambi i principi, al di là del sesso di nascita o dell’identità che sente propria.

In una società spesso polarizzata e condizionata da ruoli di genere rigidi, il principio ermetico invita a una visione più ampia, libera e interiore. Nessuna identità sessuale è più “alta” di un’altra. Non si tratta di aderire a un modello maschile o femminile, ma di equilibrare queste due forze.

Il principio maschile è associato, tra le altre cose, all’attività, alla volontà, all’iniziativa e all’azione diretta mentre il principio femminile è associato alla passività, ricettività, alla sensibilità e alla gestazione interiore.

In ogni processo creativo queste due forze collaborano. Solo l’unione di entrambe permette il nascere del nuovo. Escludere una delle due significa, essenzialmente, mutilare la propria energia creativa.

Sul piano mentale il genere si manifesta nel rapporto tra pensiero cosciente e mente subconscia. Il pensiero volontario (maschile) “semina” idee nella parte inconscia (femminile) che le “genera” e le manifesta nella realtà.

In questo senso il principio del Genere spiega come funziona anche la creazione mentale (v. Principio del Mentalismo).

Molte tradizioni antiche parlano di figure androgine non per confondere i generi, ma per esprimere l’equilibrio supremo: l’essere che ha unito in sé maschile e femminile diventando completo. Nell’alchimia, ad esempio, l’androginìa viene rappresentata a mezzo del “Rebis”. Questa integrazione è segno di evoluzione.

Il Kybalion non chiede di diventare né più “maschili” né più “femminili” ma di riconoscere il potenziale creativo che nasce solo dall’unione armonica delle due polarità.

Il Principio del Genere è l’invito a riconoscere che ogni atto creativo, ogni trasformazione autentica, ogni nascita di senso e bellezza avviene quando dentro di noi il maschile e il femminile si incontrano. Nessuno di noi è solo uno dei due. Tutti siamo danza vivente di queste forze (v. Principio di Polarità e Principio del Ritmo) che operano ben al di là del corpo, dell’identità o della storia personale.

Nulla può essere percepito o pensato con un senso di esclusione. L’approccio all’Assoluto è comprensione dell’importante dell’integrazione, armonia, riconciliazione degli opposti.


In questa unione interiore, silenziosa e profonda, si apre lo spazio sacro dove l’universo continua a generarsi.

Il Kybalion: 6 – Principio di Causa e Effetto

Nel grande disegno dell’universo descritto nel Kybalion il Sesto Principio Ermetico, definito “di Causa e Effetto” ci invita a osservare la realtà con occhi più profondi: nulla è come appare, Tutto è causa e conseguenza di una infinita serie di conseguenze (a loro volta cause). Il principio recita:

“Ogni Causa ha il suo Effetto, ogni Effetto ha la sua Causa. Tutto avviene secondo Legge; la Fortuna non è che il nome dato a una Legge non riconosciuta: vi sono molti piani di causalità, ma nulla sfugge alla Legge.”

A prima vista può sembrare un richiamo a una forma particolarmente rudimentale di determinismo: a ogni azione corrisponde una reazione, a ogni scelta una conseguenza; ma il significato ermetico è molto più vasto: ogni cosa che accade, ogni pensiero, ogni evento, ogni parola detta (o non detta), è l’effetto di cause precedenti e, a sua volta, diventerà causa di altre conseguenze, anche se ignote.

Siamo immersi in una rete infinita di cause ed effetti, dove nulla accade per caso, anche se non siamo in grado di vederne i fili. L’illusione del caos o della casualità nasce semplicemente dalla nostra incapacità di percepire e comprendere l’intero intreccio.

Tutto ciò che esiste è – in ogni preciso istante – la sintesi (vivente o meno!) di innumerevoli cause: genetiche, culturali, storiche, biologiche, psicologiche… Ogni essere umano è figlio del tempo e delle scelte di altri, delle sue decisioni passate, dei gesti di persone mai conosciute, delle scelte prese persino dai popoli antichi: l’effetto di onde causali che si sono propagate per millenni.

Eppure tutto ciò risulta essere anche una causa attiva: parole, pensieri e scelte si propagano nel campo dell’esistenza generando conseguenze incalcolabili. Alcune saranno visibili mentre altre si manifesteranno in tempi e luoghi che, sconosciuti o talmente lontani nel tempo e nello spazio, non potremo mai vedere, e questo vale per ogni cosa esistente.

Questo principio trova un’affinità profonda con la visione buddhista dell’interdipendenza: nulla esiste da solo né nulla si manifesta autonomamente. Ogni fenomeno sorge in relazione ad altro. Nulla ha un’esistenza indipendente e incondizionata da fattori che lo sostengono e plasmano.

Seguendo questo assioma, esistendo noi nel Tutto si può dedurre che: “Tutto ha un’esistenza dipendente e condizionata da fattori che lo sostengono e lo plasmano”.

Un fiore non è solo un fiore: è anche il sole, la pioggia, il terreno, il seme, il tempo, l’ape, il contadino, l’aria. Se anche solo uno di questi elementi mancasse, il fiore non esisterebbe, o quantomeno non sarebbe così come è.

Il Kybalion e il Dharma si incontrano in questa intuizione: la realtà non è lineare, ma reticolare. Non c’è un’unica causa per un effetto, ma una tessitura di condizioni, la maggior parte delle quali risulta sconosciuta.

Proprio per questa infinità di cause, nulla potrebbe essere diverso da com’è. Ogni evento, per quanto possa apparire ingiusto o inspiegabile, è il risultato esatto di un’infinità di condizioni che lo hanno reso possibile.

Dato le condizioni reali che hanno influenzato il sorgere di determinate manifestazioni, l’effetto che ne scaturisce è inevitabile e perfetto, nel senso che non poteva accadere che così; pertanto “Tutto è giusto e perfetto”.

Questa non è rassegnazione, ma comprensione profonda. Accettare che ogni cosa sia come dev’essere – perché condizionata da infinite cause – può diventare una forma di pace. Quando smettiamo di lottare contro il passato o contro ciò che è, iniziamo a fluire con la legge, non più schiavi del caso, ma co-creatori consapevoli del nostro presente (v. Principio del Mentalismo).

La saggezza del Kybalion cerca di spronare anche a passare dal piano dell’effetto al piano della causa. La maggior parte del tempo viviamo reagendo agli stimoli, alle emozioni, alle circostanze, ma l’iniziato dovrebbe imparare a diventare causa consapevole, a scegliere con intenzione i propri pensieri, le parole, le azioni. Non per controllare tutto ma per agire con lucidità nel “campo del possibile” sapendo che ogni azione può essere interpretata come un seme.

Diventare causa significa anche assumersi la responsabilità della propria realtà, non perché tutto dipenda da noi, ma perché siamo parte attiva dell’Esistenza stessa, e il modo in cui ci muoviamo in essa può fare la differenza.

Il Sesto Principio Ermetico ci chiama a vivere con consapevolezza in un mondo dove nulla è separato, dove ogni pensiero lascia una traccia e ogni evento è l’espressione visibile di forze invisibili.

Comprendere questo significa aprirsi a una visione più ampia, umile e interconnessa dell’esistenza, e forse anche a una nuova forma di fiducia: tutto è dove deve essere, e da ogni punto si può generare un nuovo inizio.

Il Kybalion: 5 – Principio del Ritmo

Ne Il Kybalion, il Quinto Principio, quello del Ritmo, ci parla della natura ciclica di ogni cosa. La sua enunciazione recita:

“Tutto scorre dentro e fuori e ogni cosa ha le sue maree; tutte le cose ascendono e discendono. Il movimento del pendolo si manifesta in tutto: la misura dell’oscillazione a destra è la misura dell’oscillazione a sinistra. Il ritmo si compensa.”

Questo principio rivela una delle verità fondamentali dell’universo: nulla è statico, tutto è in continuo flusso e riflusso (si immagini come il respiro). Ogni stato o condizione: fisica, mentale, emozionale o spirituale è soggetta a un movimento oscillatorio. Nulla rimane per sempre nella gioia né nel dolore, nel successo né nell’insuccesso (v. Il Kybalion: 4 – Principio di Polarità). Ogni cosa segue un ritmo costante e impersonale, come un pendolo cosmico che oscilla da un estremo all’altro.

Il principio ermetico del ritmo non ha una funzione meramente descrittiva: invita alla comprensione profonda di come i cicli influenzino le nostre vite al fine di imparare a non identificarsi con gli estremi. Quando ci troviamo in uno stato elevato – entusiasmo, vitalità, successo – è utile ricordare che arriverà un ritorno verso il basso. E viceversa, nei momenti difficili, sapere che il ritmo tornerà a favore può dare conforto e forza.

La saggezza consiste nel non resistere al ritmo, ma nell’osservarlo e cercare di armonizzarsi ad esso.

Nel Kybalion questo tipo di esperienza viene definita “neutralizzazione del pendolo”: una forma di autocoscienza che permette all’individuo di trascendere gli effetti del ritmo interiore mantenendo un centro stabile anche mentre la vita si muove.

I cicli del giorno e della notte, le stagioni, le fasi lunari, il battito cardiaco, il respiro: tutto ciò che vive pulsa secondo un ritmo. Anche le emozioni, i pensieri, i desideri si muovono in ondate.

Spesso l’essere umano fatica a percepire questa legge invisibile cercando di forzare la realtà verso uno stato permanente contro il principio del ritmo.

Il Kybalion invita a concepire la consapevolezza del ritmo non come una debolezza e di viverla con rassegnazione, ma come un potere: la capacita di prevedere consapevolmente, anticipare e prepararsi senza opporre resistenza.

L’obiettivo è quello di imparare a sorvolare i cicli emotivi e mentali o la valutazione e il giudizio su determinate esperienze evitando gli eccessi e centrando la nostra energia.

Il principio del ritmo ci insegna che tutto cambia, tutto torna, tutto pulsa e che noi siamo parte di questo immenso respiro cosmico. Quando impariamo a riconoscere la ciclicità degli eventi e delle emozioni non ne siamo più vittime: diventiamo capaci di accogliere ogni fase come necessaria e, soprattutto, transitoria.

È così che anche il dolore smette di essere nemico in quanto, con consapevolezza, possiamo renderci conto che questi finirà da solo.

Il Kybalion: 4 – Principio di Polarità

Nel cuore del Kybalion il Quarto Principio, noto come Principio di Polarità, afferma:

“Tutto è Doppio: ogni cosa ha due poli, tutto ha il suo opposto. Simile e dissimile sono la stessa cosa: gli opposti sono identici in natura ma differenti in grado. Gli estremi si toccano. Tutte le verità sono mezze verità e tutti i paradossi possono essere conciliati.”

Questo insegnamento, apparentemente semplice, cela una verità profonda: ogni aspetto dell’esistenza è costituito da polarità complementari che a noi appaiono come contrapposizioni (v. Il Kybalion: 2 – Principio di Corrispondenza). Amore e odio, caldo e freddo, luce e oscurità, vita e morte non sono entità opposte in senso stretto ma manifestazioni dello stesso principio su una scala continua. Non esiste una linea netta che separa un polo dall’altro: vi è, piuttosto, un gradiente sottile su cui l’esperienza oscilla costantemente.

Secondo l’ermetismo la comprensione della polarità è fondamentale per raggiungere la consapevolezza. La mente ordinaria tende a dividere, etichettare e giudicare, ma la consapevolezza dovrebbe portare a riconoscere che gli opposti non si escludono: bensì si completano. Il freddo è l’opposto del caldo unicamente se si considera fuori dalla dimensione della “temperatura”: più è alto il livello di calore più si genererà il caldo, al contrario meno calore ci sarà e più nascerà il freddo. Amore e odio non sono energie contrapposte: nella dimensione dell’interesse questi raggiungono lo stesso livello di impegno, semplicemente se l’interesse è positivo sarà amore, se invece le energie spese sono negative il sentimento viene chiamato “odio”.

Quando si afferra questo principio, la vita smette di apparire come una lotta tra forze antagoniste e inizia a rivelarsi come una alternarsi dinamico di polarità.

Un esempio vivido di questo principio si trova nei solstizi: eventi astronomici e filosofici che segnano i momenti più estremi del ciclo annuale del Sole.

  • Il Solstizio d’Inverno, intorno al 21 dicembre, è la notte più lunga dell’anno. Rappresenta l’apice dell’oscurità, ma anche il momento esatto in cui la luce comincia a rinascere. A partire da quel punto, i giorni iniziano lentamente ad allungarsi, annunciando il ritorno del Sole e la promessa della primavera.
  • Il Solstizio d’Estate, intorno al 21 giugno, è il giorno più lungo dell’anno, il trionfo della luce. Ma è proprio in quell’istante di massima espansione luminosa che l’oscurità comincia a crescere, perché le giornate iniziano, impercettibilmente, ad accorciarsi.

In entrambi i casi il punto di massimo di un polo coincide con il seme dell’altro: questo è il cuore del Principio di Polarità. Gli estremi si toccano e inevitabilmente ogni fine porta in grembo un inizio.

Nella tradizione ermetica e in molte spiritualità antiche, i solstizi non sono semplici fenomeni astronomici, ma porte sacre che segnano la ciclicità dell’anima e della coscienza.

La consapevolezza di questo principio ci invita a non resistere ai movimenti della vita, ma a trasformarli oppure, conoscendo la legge a cui siamo sottoposti, attendere con pazienza che l’alternanza abbia effetto modificando in maniera indipendente da noi la polarità a cui siamo sottoposti.

Tutto è in costante movimento, pertanto le cose (anche quelle che ci appaiono come le più immutabili) cambieranno.

L’alchimia ermetica non cerca di eliminare uno dei poli, ma di insegnare a trasmutarlo. Non si tratta di negare il dolore, ma di comprenderlo come inevitabile polarità dei sentimenti, opposto e complementare al piacere.

Idealmente non si tratta di fuggire l’oscurità, ma di vederla come terreno fertile per la luce.

In termini pratici, questo significa che quando ci troviamo in uno stato emotivo negativo, possiamo – attraverso l’attenzione, la volontà e la consapevolezza – muoverci lungo la scala della polarità, trasformando rabbia in determinazione, paura in prudenza, apatia in introspezione. Questo è uno degli strumenti fondamentali dell’iniziato ermetico: la trasmutazione mentale.

Il Principio di Polarità insegna che l’universo non è diviso tra bene e male assoluti, ma pulsa in un’eterna oscillazione armonica. Comprendere questo significa avere modo di percepire in maniera consapevole i cicli e la vita che si muove a mezzo di essi, nonché accettare tanto la luce quanto l’ombra imparando a non contrastarle bensì a modificarle.

La chiave è riconoscere che tutto è Uno e che ogni polarità, in fondo, è solo una manifestazione dell’Assoluto che ci appare schiava della dualità.

Il Principio di Polarità del Kybalion: come luce e oscurità si trasformano l’una nell’altra. Un viaggio tra gli opposti.

Il Kybalion: 3 – Principio di Vibrazione

Il terzo principio ermetico tra quelli espressi nel Kybalion è quello di Vibrazione. Questa legge afferma cheNulla è immobile: tutto si muove, tutto vibra.”

In questo principio è sostenuto il fatto che tutto ciò che esiste – dalla materia grossolana al pensiero più sottile – è in costante movimento poiché animato da vibrazioni. Anche ciò che appare statico o solido in realtà vibra in maniera impercettibile.

Le differenze tra le varie forme di materia, energia, mente e spirito derivano unicamente dalla frequenza vibratoria che le compongono. Tutto è fatto della stessa “sostanza”, semplicemente la manifestazione dei vari elementi si presenta poiché le parti che le compongono vibrano su scale diverse.

Il Kybalion non si limita a una visione meccanica dell’Assoluto: invita l’individuo a percepire, comprendere e lavorare con queste vibrazioni per elevarsi a livello sottile.

In questa prospettiva anche i pensieri e le emozioni sono composti da onde vibrazionali. I pensieri negativi generano vibrazioni più lente, pesanti e disarmoniche, mentre quelli positivi si muovono a una frequenza elevata, avvicinando così la manifestazione a stati più sottili e elevati dell’esistenza.

In questa prospettiva la musica assume un ruolo chiave come strumento di trasformazione vibrazionale. Le frequenze musicali possono modificare lo stato vibrazionale del nostro essere.

Potenzialmente ascoltando o producendo un determinato tipo di vibrazioni si può incidere sulla propria essenza nonché sulla realtà circostante. Lavorando con i principi esoterici di “similitudine” (mettendo quindi in relazione due vibrazioni simili) o di “opposizione” (contrapporre vibrazioni dalla frequenza bassa a altre più alte o viceversa) si può imparare a interagire con le varie manifestazioni e lavorare consapevolmente per modificarle.

Comprendere il Principio di Vibrazione significa diventare consapevoli di come ogni parola, suono, pensiero o azione contribuisca a definire la propria frequenza personale. L’essere umano, secondo la filosofia ermetica (v. Il Kybalion: 1- “Principio del Mentalismo”), non è un semplice spettatore bensì un co-creatore della realtà. Imparando a elevare la propria vibrazione – attraverso il suono, la meditazione e la pratica della consapevolezza – si può influenzare profondamente la qualità della propria vita e delle proprie relazioni.

Il Kybalion spiega come l’universo sia concepibile come una sinfonia di vibrazioni in cui ogni elemento partecipa e va a comporre una’armonia più vasta.

Per poter interagire in maniera consapevole con la realtà si potrebbe, potenzialmente, cercare di “accordarsi” con un determinato tipo di vibrazione o andare a modificarle con vibrazioni contrastanti.

Il Kybalion: 2 – Principio di Corrispondenza

Tra i sette principi ermetici esposti nel Kybalion, uno dei più affascinanti e profondi è senza dubbio il principio di corrispondenza. Enunciato nella celebre formula “Come in alto, così è in basso; come all’interno, così è all’esterno”, questo assioma esprime un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: tra i diversi livelli dell’esistenza – spirituale, mentale e materiale – esiste un’analogia costante. L’universo è uno specchio che si riflette in se stesso, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.

Le sue radici, ancor più di altri principi espressi nel Kybalion, affondano nella tradizione dell’ermetismo ascrivibile al leggendario Ermete Trismegisto. I testi attribuiti a lui, come la Tavola di Smeraldo e il Corpus Hermeticum, sono considerabili all’origine del pensiero esoterico occidentale. È proprio nelle Tavole Smeraldine che troviamo la versione originaria di questo principio, considerato una chiave per comprendere il funzionamento dell’universo e la connessione tra uomo, cosmo e esistenza stessa.

Il principio di corrispondenza insegna che ciò che accade su un piano si riflette sugli altri. Questo vale tra microcosmo e macrocosmo, tra il mondo interiore dell’essere umano e la sua realtà esterna. Ogni parte contiene l’intero, come se si fosse persi in una serie di specchi riflettenti. L’osservazione di sé può dunque diventare uno strumento per comprendere il mondo circostante, l’altro e persino il macrocosmo; allo stesso modo i fenomeni dell’universo, del mondo e dell’ambiente ristretto in cui si vive possono offrire insegnamenti su ciò che accade nella nostra interiorità.

In questo senso la malattia del corpo può riflettere una disarmonia mentale o emotiva; una crisi esistenziale può essere specchio di una frattura spirituale, viceversa un disagio emotivo o mentale può essere conseguenza di un problema di dimensione fisica: sbalzi ormonali, carenza o eccesso di zuccheri etc.

L’astrologia, l’alchimia e la stessa teurgia – le tre “arti ermetiche” – si fondano su questo principio: interpretare il mondo per conoscere sé stessi e modificare sé stessi per influenzare il mondo.

Il principio di corrispondenza è strettamente intrecciato con gli altri principi ermetici. Principalmente può essere avvicinato al principio del mentalismo (v. link), che apre il Kybalion con l’idea che “Tutto è mente”: se l’universo è una proiezione mentale, allora ogni suo aspetto dovrebbe essere interconnesso in una struttura simbolica coerente.

Corrispondenza, pertanto, significa riconoscere questa rete di significati.

Comprendere la legge di corrispondenza non dovrebbe essere solo un esercizio filosofico, bensì ha tutto il potenziale, se sfruttato con il dovuto occhio critico, di diventare un invito pratico alla responsabilità personale.

Se tutto è connesso, allora il nostro stato interiore influisce sul mondo che ci circonda. Se coltiviamo chiarezza, equilibrio e consapevolezza, questi si rifletteranno nei nostri rapporti, nelle nostre scelte e persino nelle eventuali sincronicità che viviamo: il mondo smette di apparire come qualcosa di esterno e ostile e diventa un contesto con cui interagire, vivo e, se si impara a comprendere il metodo comunicativo che adotta, dialogante.

Il principio ci insegna a leggere la realtà attraverso un linguaggio simbolico in cui nulla è casuale. Ogni evento, incontro o ostacolo può essere visto come uno specchio. Questo non significa che tutto debba essere interpretato in modo rigido o superstizioso, ma che l’universo è strutturato in modo tale da permettere all’individuo di vivere e crescere attraverso il riconoscimento delle sue corrispondenze come fossero una mappa.

Nel cuore dell’ermetismo il principio di corrispondenza è una chiave per l’unità. In un’epoca dominata dalla frammentazione, dall’iper-specializzazione e dalla separazione tra mente e corpo, spirito e materia, pensiero e azione, esso ci ricorda che tutto è parte dello stesso sistema.

Quando impariamo a riconoscere queste corrispondenze non solo comprendiamo meglio il mondo ma iniziamo a trasformarlo. Lo stesso principio insegna che, se comprendiamo come modificare il mondo, necessariamente impariamo a modificare noi stessi e la nostra realtà non agendo sulla materia direttamente ma trasformando l’intimo, che inevitabilmente è conseguenza e spazio che risuonerà nel Tutto.

Come in alto, così è in basso. Come in grande, così è in piccolo. Come all’esterno, così è all’interno.

Il Kybalion: 1 – Principio del Mentalismo

La prima delle sette leggi ermetiche contenute nel Kybalion afferma: “Tutto è mente; l’Universo è mentale.” Questa profonda affermazione racchiude un principio cardine della filosofia ermetica: la realtà che percepiamo è, in ultima istanza, un processo mentale e, di conseguenza, assolutamente personale.

Nel pensiero ermetico il “Tutto” è l’origine e la sostanza dell’esistenza stessa. Questo è, fondamentalmente, “qualsiasi cosa” (materiale o immateriale e invisibile).

Nulla esiste al di fuori della mente e delle percezioni, e spesso tendiamo a racchiudere dei concetti più grandi in immagini mentali a noi comprensibili. Ciò che consideriamo materia, energia, spazio e tempo sono unicamente una proiezione mentale all’interno di un campo più vasto di conoscenza. Questo implica necessariamente un riconoscimento della natura mentale, mutevole e interconnessa delle manifestazioni.

Comprendere questo principio implica un cambiamento che interessa direttamente la visione e la percezione della vita. Se tutto è mente i pensieri non sono semplicemente una serie di azioni e reazioni private, bensì possono essere considerati come delle forze creative che influenzano la realtà. Altresì, se tutto è mente, modificando i nostri pensieri possiamo di conseguenza modificare il nostro modo di percepire la realtà, pertanto influenzare la via per interagirci.

Questo può essere uno degli avvicinamenti a una delle tre arti attribuite a Ermete Trismegisto, il mitico fondatore della Filosofia Ermetica a cui anche il Kybalion (con la dovuta cautela) può essere ascritto: la teurgia. Le altre due arti di cui Ermete era maestro sono l’alchimia e l’astrologia.

La teurgia, senza troppo entrare nello specifico, è lo studio e l’applicazione di quell’insieme di tecniche e azioni che vanno a modificare la realtà. Spesso ci si riferisce alla teurgia come “scienza dei miracoli” andando a sottolineare unicamente la parte metafisica e mistica dell’arte.

Personalmente sono un po’ in dissonanza con questa visione in quanto la trovo eccessivamente incerta da un lato e limitante dall’altro.

La magia è quell’arte in cui si applicano delle strategie per modificare la realtà. Questa (come spiegato rapidamente in questo articolo), fondamentalmente, è la percezione che abbiamo di due parti: una materiale e una immateriale. La “realtà” non è universale bensì è basata su una visione personale figlia delle proprie esperienze e gli eventi vengono valutati come positivi e negativi unicamente a mezzo delle nostre personali percezioni: per questo è importante dare per scontato che ognuno di noi ha una visione parziale, limitata e, pertanto, scorretta della realtà.

Unitamente a questo va tenuto presente che la realtà e ciò che la compone risponde a delle leggi precise. Sfruttando queste regole, tra cui il mutare il proprio approccio agli avvenimenti, si ha la possibilità di modificarla.

Ma è qui (secondo me!) che nasce una grande incomprensione: si collega la magia soltanto a fenomeni metafisici, sottili e energetici. In realtà, se si considera la magia come un cambiamento della realtà a mezzo di un sapere e un’azione prestabilita al fine di ottenere un determinato risultato e consideriamo la realtà come l’insieme delle percezioni nostri e altrui, tante cose possono influenzare facilmente la realtà, anche azioni puramente materiali

Il punto del discorso è che non si può modificare la realtà, bensì possiamo modificare l’immagine che noi percepiamo della realtà e il nostro approccio ad essa e/o modificare l’immagine che gli altri hanno di noi, pertanto interagire con l’altrui realtà. Le due azioni, peraltro, possono essere correlate tra di loro, andando a generare un movimento di costante di azione-reazione-conseguenza (si entrerà più nello specifico nella sesta regola del Kybalion: quella di causa e effetto n.d.a.).

L’uomo, come parte della Mente Universale, può quindi essere a sua volta considerato come creatore e responsabile della propria esperienza. I nostri stati mentali modellano ciò che viviamo. Da qui l’importanza della disciplina interiore, della consapevolezza e del pensiero intenzionale.

Un consiglio che sentii da un Lama e che trovai particolarmente saggio è utile è il seguente: “Non possiamo provare due emozioni contemporaneamente. Se sei in un momento di sofferenza, sforzati di portare la mente su una sensazione di gioia. Se riesci a provarla, anche in minima parte, allora la sofferenza scompare”.

“Tutto è mente” non è solo un’idea metafisica, bensì un invito pratico: ci sprona a non subire passivamente il mondo, ma a partecipare attivamente alla sua co-creazione. Conoscere e applicare questo principio significa iniziare un percorso di padronanza mentale, in cui la trasformazione del pensiero diventa trasformazione della realtà e del nostro modo di interagire con essa, sia in maniera attiva che passiva.

Nel caos apparente dell’esistenza, questa legge ci ricorda che tutto nasce da uno stesso punto: la mente. Inoltre sottolinea che, per cambiare il mondo, occorre cambiare il proprio approccio con esso, in quanto l’unica interazione che possiamo avere al fine di modificare il mondo è la modifica del nostro mondo.

Intelletto e percezione: le due chiavi per interpretare la realtà

Il Kybalion: le 7 regole che governano il Mondo

Dalle radici mitiche che la collocano nei testi attribuiti a Ermete Trismegisto, al successivo sviluppo sulle linee di un sincretismo con il cristianesimo medievale e fino alla nuova linfa che ottenne nel Rinascimento, la Filosofia Ermetica porta con sé una serie di elementi precisi che ne attraversano le varie manifestazioni nel corso dei secoli.

Solo all’inizio del XX secolo queste linee vengono condensate (e semplificate) con fine divulgativo. Prima vi erano state diverse traduzioni e trattati critici di molti dei testi fondamentali dell’Ermetismo, ma questi erano sempre stati mantenuti all’interno di ambienti di ispirazione esoterica o preservati e tramandati dalle cerchie più ristrette delle società iniziatiche. Nel 1908 compare sul mercato la prima edizione de “Il Kybalion”: testo in cui vengono sintetizzati i principi ermetici da degli studiosi che adottano il nome “I Tre Iniziati”. Effettivamente il testo presenta una serie di concetti che affondano le proprie radici nella Filosofia di Ermete, ma questi vengono anche mutuati da una visione contemporanea e aderente al pensiero che da lì a pochi anni avrebbe dato impulso alla nascita della New Age. Inoltre, secondo l’ipotesi più accreditata, pare che “I Tre Iniziati” fossero in realtà riconducibili alla figura di William Walker Atkinson. Non ci è dato sapere se abbia lavorato in autonomia o se, come sostenuto da altre fonti, abbia collaborato con qualcuno.

Nonostante la dimensione storica a culturale del testo presenti degli elementi di distacco con quello che è l’Ermetismo “puro”, il discorso che lega i due sistemi può essere considerato coerente nella sua radice.

Nel Kybalion vengono elencati sette principi su cui si regolerebbe non solo l’Universo ma il principio filosofico del “Tutto”. Questi si esplicitano attraverso degli assiomi sui quali la speculazione e l’approfondimento dovrebbero portare a una più profonda consapevolezza dei meccanismi di funzionamento dell’Esistenza. Basandosi su un assunto tipicamente ermetico quale: “come in alto, così è in basso; come dentro, così è fuori”, il testo approfondisce i sette concetti andando a toccare varie sfere dello scibile e dei suoi limiti fino a fornire alcune differenti visioni della realtà nonché a dei possibili approcci per modificarle.

I sette assunti espressi nel Kybalion sono i seguenti:

  1. Principio del mentalismo: il “Tutto” è un concetto di carattere mentale/percettivo
  2. Principio della corrispondenza: esiste una corrispondenza tra i vari elementi che dell’esistenza. I vari piani (materiale, spirituale e mentale) presentano fenomeni che, per loro natura e sviluppo, sono simili
  3. Principio della vibrazione: l’Esistenza è composta unicamente da vibrazioni. Più il livello vibrazionale è alto, meno la manifestazione è di tipo materiale
  4. Principio delle polarità: tutto è unico e contemporaneamente duale. Gli opposti sono lo stesso fenomeno che si esprime in gradi e quantità diverse. Senza l’uno, l’altro non potrebbe esistere
  5. Principio del ritmo: seguendo il principio di polarità, i due opposti e le loro energie e le qualità dei fenomeni si muovono in continua alternanza tra loro
  6. Principio di causa e effetto: ogni elemento è contemporaneamente conseguenza e causa (o concausa) di qualcos’altro
  7. Principio di genere: ogni cosa è ascrivibile a un genere. Questo non è in alcun modo legato alla sessualità bensì alle manifestazioni di attività, sostegno, espressione etc. (maschile) o passività, generazione, orizzontalità, introspezione… (femminile)

Al fine di elevare la comprensione dell’Assoluto sono presentate preziose tecniche volte all’applicazione pratica di questi concetti. Secondo l’autore, attraverso un potenziamento della forza di volontà, si può interagire con la realtà a mezzo delle vibrazione, andando così a modificare la propria percezione e, potenzialmente, l’esistenza stessa. Altresì una maggiore consapevolezza di concetti come il principio di polarità o quello della corrispondenza dà la possibilità di approcciarsi agli eventi esterni a noi in maniera più ragionata e cosciente. La possibilità di intravedere delle regole all’interno del “groviglio armonioso” che è l’esistenza stessa, permette di poter imparare a scegliere quali comportamenti adottare in determinate situazioni, dove e in che modo impegnarsi per migliorare o modificare delle emozioni o degli avvenimenti.

Copertina originale de “Il Kybalion” – Ed. Francese