Scheda Tecnica: 3 – L’Imperatrice (Marsiglia)

L’Imperatrice è la terza carta degli Arcani Maggiori nel mazzo dei Tarocchi di Marsiglia. Simbolo di creatività, comunicazione, fertilità e autorità femminile, incarna il potere generativo e il principio attivo della conoscenza. La sua figura regale e serena si distingue per maestosità e consapevolezza.

Descrizione

L’Imperatrice è rappresentata seduta su un trono, con uno scettro in una mano e uno scudo decorato da un’aquila nell’altra. Indossa una corona sontuosa e abiti ricchi. Il trono è posizionato su un prato, evocando fertilità e natura. Il suo volto è calmo ma attento, indicando saggezza e controllo.

Archetipi rappresentati

L’Imperatrice rappresenta l’archetipo della Madre/Sovrana, colei che nutre e governa, che concepisce e gestisce. È l’archetipo della “creazione consapevole”, dove la conoscenza si trasforma in azione tangibile. Rappresenta anche la “Parola”, cioè la capacità di dare forma e ordine alle idee attraverso il linguaggio.

Significato iniziatico

In chiave iniziatica, l’Imperatrice rappresenta l’accesso al potere della parola e della manifestazione. Non è solo la comprensione astratta, ma la capacità di trasformare la conoscenza in realtà. L’iniziato che incontra questa carta è chiamato a dominare i simboli e a trasmettere il sapere in forma attiva. È il momento in cui il pensiero si fa azione, dove il sapere prende vita nel mondo. La sua connessione con l’aquila sottolinea l’importanza della visione superiore, mentre il suo trono la radica nella materia.

Scheda Tecnica: 2 – La Papessa (Marsiglia)

La Papessa nei Tarocchi di Marsiglia è una figura seduta tra due colonne, vestita con un ampio manto e un copricapo papale a tre livelli. Tene un libro semiaperto sulle ginocchia e lo sguardo rivolto verso il basso, come assorta nella lettura o in contemplazione interiore. La carta è dominata da toni di blu e rosso, colori legati alla conoscenza spirituale e alla passione controllata.

Simbologia

– Il libro aperto: simbolo della conoscenza esoterica e sacra, accessibile solo a chi è pronto.
– Il velo dietro la Papessa: rappresenta il mistero, il non visibile, e separa il mondo manifesto da quello invisibile.
– Il copricapo: indica un’autorità spirituale, una saggezza che va oltre il dogma.
– L’abito: il blu e il rosso rappresentano la conoscenza divina e l’azione equilibrata.

Archetipi

La Papessa incarna l’archetipo della Sacerdotessa, custode dei misteri occulti e della conoscenza interiore. Rappresenta la passività feconda, il principio femminile ricettivo, l’intuizione profonda e il potere del silenzio e dell’attesa. È la conoscenza che si ottiene non attraverso l’azione, ma attraverso la contemplazione. Rappresenta anche la memoria ancestrale, l’inconscio collettivo, il sapere intuitivo e la connessione con la tradizione.

Significato iniziatico

In ambito iniziatico, la Papessa è la custode della soglia. Per l’iniziato, essa rappresenta il momento in cui il sapere trasmesso diventa sapere interiore. La carta invita al silenzio, alla meditazione e all’osservazione. Non è ancora il momento dell’azione, ma quello dell’interiorizzazione. Nell’Ars Regia, essa è spesso associata al Mercurio filosofico allo stato latente: il principio attivo è lì, ma non si manifesta finché non è stato contemplato e compreso. La Papessa è l’inizio della conoscenza vera, quella che si apre solo quando si è pronti a riceverla.

Scheda Tecnica: 1 – Il Bagatto (Marsiglia)

La carta del Bagatto nei Tarocchi di Marsiglia è identificata con il numero I. Questa lama, spesso conosciuta come il Mago o il Giocoliere, rappresenta il principio dell’azione e del potere trasformativo che segue l’impulso primordiale del Matto. Il Bagatto incarna l’inizio del viaggio esoterico, segnando il momento in cui l’iniziato prende in mano gli strumenti della conoscenza e inizia il suo cammino consapevole.

Descrizione

Il Bagatto è raffigurato come un giovane uomo che si trova dietro un banco su cui sono disposti diversi oggetti. Tiene in mano uno strumento (una bacchetta o bastone) e indossa un cappello a forma di lemniscata (simbolo dell’infinito), presente anche come elemento grafico in alcune versioni. Gli oggetti sul tavolo rappresentano gli strumenti dei quattro semi: coppa, bastone, spada e denaro. Il colore dominante del vestiario è spesso il rosso, simbolo di energia, passione e vita.

Simbologia

• Tavolo con strumenti: rappresenta il potenziale e la materia grezza a disposizione dell’iniziato.
• Bastone/Bacchetta: il potere della volontà e dell’intento.
• Lemniscata: l’infinito, l’eternità, l’equilibrio delle forze cosmiche.
• Postura del personaggio: l’equilibrio tra ciò che è manifesto (azione) e ciò che è nascosto (intenzione).
• Cappello: simbolo dell’unione tra il mondo spirituale e quello materiale.
Il Bagatto è un simbolo potente dell’energia in potenza: tutto può essere, ma nulla è ancora stato deciso. È il regno della possibilità pura.

Archetipo

Il Bagatto rappresenta l’archetipo del Creatore o dell’Alchimista. È colui che dà inizio, che agisce, che trasforma il pensiero in forma. È la volontà concentrata che plasma la realtà: un archetipo solare, maschile e attivo, legato al concetto di manifestazione.

Significato iniziatico

Dal punto di vista iniziatico, il Bagatto rappresenta il neofita che ha ricevuto gli strumenti ma deve ancora comprenderne la portata. La sua posizione all’inizio del viaggio iniziatico suggerisce il momento della chiamata all’azione. È il passaggio dalla potenzialità all’intenzionalità: egli sa di avere delle capacità ma deve imparare a disciplinarle. In molte scuole esoteriche, il Bagatto è il simbolo dell’adepto che ha compreso la necessità di agire per conoscersi, mettendosi al servizio della trasformazione interiore. È un momento di entusiasmo, di curiosità, ma anche di ingenuità e bisogno di guida.

Scheda Tecnica: 0 – Il Matto (Marsiglia)

Descrizione

Nel mazzo dei Tarocchi di Marsiglia, Il Matto è raffigurato come un viandante che cammina verso destra, con uno zaino sulle spalle e un bastone. È spesso accompagnato da un cane che sembra tirare i suoi abiti. Il Matto non ha un numero assegnato in molte versioni del mazzo, rappresentando la sua natura fuori dallo schema ordinario degli Arcani Maggiori. I colori vivaci e il movimento implicano un senso di libertà, viaggio e incoscienza.

Archetipo

Il Matto incarna l’archetipo del viandante, del pellegrino spirituale, dello spirito libero che sfugge alle costrizioni sociali e intellettuali. È l’anima che inizia il suo viaggio, inconsapevole del suo potenziale ma spinta da un impulso interiore a cercare. Rappresenta anche l’antieroe o il folle sacro, colui che, nella sua apparente ingenuità, è in realtà vicino alla verità più profonda.

Simbologia

– Bastone e fagotto: il bastone simboleggia il sostegno spirituale o la volontà, mentre il fagotto rappresenta le esperienze e conoscenze inconsce che Il Matto porta con sé.
– Il cane: può rappresentare l’istinto, la società che tenta di trattenere, oppure la guida dell’inconscio.

Significato iniziatico

Il Matto è la scintilla divina che dà inizio al cammino dell’iniziato. Non ancora imbrigliato dalle regole e dai dogmi, incarna la libertà assoluta dello spirito prima dell’incarnazione nei vincoli della materia. Nell’ottica esoterica, è colui che possiede il seme del tutto ma non ne ha ancora coscienza. Rappresenta il caos primordiale, lo zero, la potenzialità pura. È anche l’alchimista prima del laboratorio, il profano che ignora ancora i simboli ma è spinto da un fuoco sacro.

Scheda Tecnica: 21 – Il Mondo (RWS)

L’Arcano XXI, “Il Mondo”, è la carta conclusiva del viaggio degli Arcani Maggiori. Rappresenta il completamento, l’armonia cosmica e la piena realizzazione dell’essere. La figura centrale, danzante e avvolta in un velo, simbolizza l’anima liberata, consapevole della propria essenza. La carta incarna un ritorno al principio in una forma superiore: la fine che coincide con un nuovo inizio.

Simbologia

– La figura danzante: rappresenta l’anima realizzata, libera, che ha raggiunto l’illuminazione.
– Il velo fluttuante: allude all’etere, all’energia in continuo movimento.
– La corona ovale (vescica piscis): simboleggia il ciclo completo, la totalità, l’uovo cosmico, la capacità generativa.
– I quattro esseri ai lati (angelo, toro, leone, aquila): sono i quattro evangelisti, ma anche i segni fissi dello zodiaco (Acquario, Toro, Leone, Scorpione), rappresentazioni delle forze stabili del cosmo.
– Le due bacchette: in analogia con quelle del Bagatto, indicano il dominio raggiunto sui piani materiali e spirituali.

Significato iniziatico

Nei percorsi esoterici, Il Mondo rappresenta l’iniziato che ha concluso il cammino alchemico: ha integrato in sé gli opposti, trasceso il dualismo e si è reintegrato nell’Unità. È simbolo di perfezione e di unione con il principio originario. L’iniziato non è più separato dal Tutto: il microcosmo si riflette nel macrocosmo in armonia assoluta.

Archetipi

Il Mondo incarna l’archetipo della ‘Realizzazione’. È la Grande Madre nella sua forma cosmica, è la Dea che danza creando e dissolvendo l’universo. È anche l’archetipo del Compimento: ogni ciclo termina, ogni lezione è appresa. Contiene in sé l’idea dell’iniziazione perfetta.

L’Eremita (Carta IX dei Tarocchi): il custode del tempo e della conoscenza interiore

L’Eremita, nona carta degli arcani maggiori, è il pellegrino dello spirito, il saggio che attraversa il mondo con una lanterna nella notte. Figura antica e solenne, racchiude il mistero della conoscenza che non si proclama, ma che si manifesta nel silenzio. Egli è il simbolo dell’iniziato che sceglie la via della solitudine, non come rifiuto dell’umanità, ma come mezzo per comprenderla più a fondo. La sua postura china e il suo passo lento ci parlano di raccoglimento, di osservazione, di quella pazienza interiore che nasce solo quando si è imparato a distinguere l’essenziale dal superfluo.

Nelle diverse iconografie del Tarocco, la sua figura evolve, ma il nucleo simbolico resta invariato. Nei Tarocchi di Marsiglia, l’Eremita procede con passo meditativo: la sua lanterna, parzialmente celata dal mantello, suggerisce che la conoscenza non deve abbagliare, ma guidare con discrezione. Nei tarocchi Rider-Waite, disegnato da Pamela Colman Smith su indicazione di Arthur Edward Waite, egli si staglia solitario su una montagna, lanterna in alto come faro spirituale; la stella a sei punte al suo interno rappresenta la luce ermetica, la sintesi tra spirito e materia. In quelli di Thot, disegnati da Aleister Crowley, invece, l’Eremita assume dimensioni cosmiche: viene rappresentato vucino a uovo luminoso — simbolo della creazione — a cui si arrotola un serpente, il mercurio filosofico che connette i mondi. Insieme rappresentano l’Uovo Cosmico: simbolo di creazione dell’Universo”. Crowley interpreta l’Eremita come il sacerdote della saggezza, l’alchimista che conosce la solitudine come laboratorio della trasmutazione interiore.

Tuttavia, una delle rappresentazioni più antiche e significative si trova nei Tarocchi Visconti–Sforza, dove l’Eremita non porta una lanterna ma una clessidra. È un dettaglio fondamentale. La clessidra non illumina, ma misura: è la manifestazione del tempo, dell’essere finito, dell’attesa necessaria. In essa si consuma la sabbia dell’esistenza, granello dopo granello, ricordandoci che la saggezza è un’arte di tempo e maturazione. L’Eremita visconteo non cerca la luce esteriore: contempla il fluire del tempo, ne osserva la legge segreta. La sua sapienza nasce dall’osservazione paziente dei ritmi dell’essere, dalla comprensione che tutto ciò che nasce è destinato a trasformarsi, consumarsi e finire. È il custode del tempo e, insieme, colui che sa che ogni istante contiene l’eternità.

Questa dimensione lo rende non solo un ricercatore, ma un osservatore. L’Eremita è colui che vede senza voler possedere ciò che vede. È la coscienza che contempla, che misura il mondo con lo sguardo dell’anima. In senso esoterico, l’osservazione è un atto creativo: osservare significa partecipare, e il vero iniziato partecipa al reale comprendendone il ritmo. Come insegna il Kybalion, “nulla è in quiete; tutto si muove; tutto vibra”: l’Eremita è colui che percepisce la vibrazione e ne diventa consapevole, imparando a risuonare con l’universo anziché contrastarlo.

Waite afferma che l’Eremita “porta la luce della saggezza per guidare coloro che vengono dopo di lui”: è il Maestro che illumina la via, non per condurre gli altri a sé, ma per permettere loro di trovare il proprio cammino. Etteilla, nel suo sistema divinatorio settecentesco, associa all’Eremita la prudenza, la riflessione e la necessità di ritirarsi per rigenerare le proprie forze mentali e spirituali. L’Eremita di Etteilla è la pausa nel ciclo, l’intervallo in cui la mente può tornare limpida.

Il pensatore, massone, astrologo e simbologo Oswald Wirth approfondisce il significato iniziatico della carta. Per Wirth, l’Eremita rappresenta “l’iniziato che avanza nel buio con la luce interiore della saggezza; egli non pretende di possedere la verità, ma la cerca costantemente”. La sua lanterna non serve a rischiarare il mondo, ma a mantenere viva in sé la fiamma dello spirito. Wirth collega l’Eremita alla Scienza Sacra, quella conoscenza che si trasmette da maestro a discepolo non attraverso le parole, ma attraverso la luce dell’esempio. Nella sua lettura, la lanterna è simbolo della Tradizione iniziatica, che si tramanda di mano in mano come una fiamma eterna.

L’Eremita è dunque un iniziato in cammino, non un illuminato giunto al termine. La sua è una ricerca che non si conclude mai, perché la verità non è una meta, ma un orizzonte che arretra man mano che ci si avvicina. Egli sa che il sapere autentico non si accumula, ma si diventa; che ogni certezza è solo una tappa sulla strada del disvelamento. La sua lanterna o la sua clessidra ci insegnano che il tempo e la conoscenza condividono la stessa natura: entrambi scorrono, entrambi mutano, entrambi chiedono pazienza.

Il suo sguardo è rivolto al mondo, ma il suo ascolto è interiore. Come l’alchimista che trasmuta il piombo in oro, l’Eremita trasforma la solitudine in consapevolezza, il dubbio in sapienza, l’attesa in rivelazione. Il suo bastone è il simbolo dell’asse interiore, dell’equilibrio che sostiene il cammino; il mantello che lo avvolge rappresenta il silenzio necessario alla gestazione del pensiero. Tutto in lui è disciplina e raccoglimento: ogni passo è preghiera, ogni sosta è meditazione.

Nell’immaginario collettivo, l’Eremita è diventato un archetipo del saggio e del cercatore. Persino nella cultura moderna la sua figura sopravvive: nel 1971 i Led Zeppelin scelsero un’immagine dell’Eremita ispirata al Tarocco di Waite per la copertina del loro quarto album, a simboleggiare la ricerca spirituale, la solitudine del genio creativo e la luce che guida l’anima nell’oscurità. È una dimostrazione di come l’archetipo dell’Eremita, pur antico, continui a risuonare nelle sensibilità contemporanee come emblema della conoscenza interiore e della maturazione personale.

Infine, l’Eremita è l’anziano che incarna la memoria del tempo. La sua barba e il suo volto segnano l’età della coscienza, non della carne. È il testimone dell’impermanenza, colui che ha visto passare le stagioni dell’anima e ha imparato a non identificarsi con esse. In lui il tempo non è nemico, ma maestro: è l’elemento attraverso cui la conoscenza si radica e si trasforma in saggezza.

La sua lezione è semplice e insieme sconvolgente: la conoscenza non è un traguardo, ma un cammino di continua trasformazione. L’iniziazione non promette risposte, ma offre strumenti per sostenere la ricerca. La verità non si possiede — si serve. E chi serve la verità diventa, come l’Eremita, una lanterna per chi cammina nel buio.

L’Eremita è il tempo che osserva se stesso, la luce che si nasconde per non accecare, il silenzio che insegna a udire. La sua lanterna — o la sabbia che scorre nella clessidra — ci ricorda che ogni passo, ogni respiro, ogni istante è un atto di conoscenza. Cercare è vivere, e vivere è imparare a portare una luce che non ci appartiene, ma che da noi, per un attimo, si lascia trasmettere.

Scheda Tecnica: 20 – Il Giudizio (RWS)

La carta del Giudizio nel mazzo Rider-Waite mostra un angelo (l’arcangelo Gabriele) che suona una tromba dorata, dalla quale pende una bandiera con una croce rossa su sfondo bianco. Sotto di lui, uomini, donne e bambini emergono da tombe grigie, con le braccia alzate verso il cielo in un gesto di resurrezione. Le montagne azzurre sullo sfondo indicano un paesaggio eterno, lontano, spirituale. Il cielo è blu e limpido, simbolo della chiarezza e della purezza.

Simbologia

– L’angelo: Gabriele, messaggero divino, rappresenta la chiamata dell’anima al risveglio.
– La tromba: è il simbolo della rivelazione, del giudizio divino e della rinascita.
– La bandiera con la croce rossa: richiama il simbolo dei Templari e delle Crociate, ma in chiave alchemica può essere vista come la manifestazione dello spirito incarnato nella materia (bianco) e della materia redenta dallo spirito (rosso).
– I risorti: l’umanità che si risveglia alla chiamata spirituale, che risorge dai limiti materiali.
– Le tombe: il superamento del ciclo materiale e l’abbandono del passato.
– Le montagne: simbolo dell’immortalità, della stabilità e dell’inevitabilità del destino spirituale.

Archetipi

Il Giudizio rappresenta l’archetipo del Risveglio Spirituale e della Redenzione. È la chiamata dell’anima a un livello superiore di consapevolezza, dove ciò che è morto o dormiente ritorna alla vita in una forma più pura. L’archetipo può anche essere collegato al momento della verità interiore, al confronto con sé stessi e con il proprio karma.

Significato iniziatico

In chiave iniziatica, il Giudizio simboleggia la fase finale del cammino spirituale prima del compimento totale. Dopo il lungo viaggio degli Arcani Maggiori, il cercatore è ora chiamato a rinascere, a risvegliarsi, a lasciare il vecchio sé per accogliere una coscienza superiore. La carta parla di purificazione, redenzione, rivelazione. Il suono della tromba è il Verbo Divino che chiama l’iniziato a unirsi con il divino, ad accettare la propria missione e a fondersi con la verità universale.

Scheda Tecnica: 19 – Il Sole (RWS)

La carta della Luna rappresenta il mondo dell’inconscio, dell’intuizione e del mistero. Associata alla notte, essa simboleggia ciò che è nascosto, illusorio o in attesa di essere svelato. Nel cammino iniziatico, la Luna rappresenta la fase di oscurità e incertezza che precede la rivelazione, un territorio ambiguo dove la verità è velata e il discernimento è messo alla prova.

Descrizione

Nel mazzo Rider Waite Smith, la Luna campeggia nel cielo notturno tra due torri gemelle. Un sentiero serpeggiante si estende da uno specchio d’acqua fino all’orizzonte. Un cane e un lupo ululano alla luna, simboli della dualità tra la natura addomesticata e quella selvaggia. Un gambero emerge dall’acqua, rappresentando l’inizio del viaggio dell’inconscio verso la luce della coscienza.

Simbolismo

– “La Luna”: rappresenta l’intuizione, le illusioni, i sogni e il mondo interiore.
– “Le Torri”: segnano il passaggio tra due mondi o due stati di coscienza.
– “Il Sentiero”: simboleggia il cammino spirituale che si snoda tra paure e illusioni.
– “Il Cane e il Lupo”: incarnano l’istinto civilizzato e quello selvaggio, che convivono nell’uomo.
– “Il Gambero”: indica l’ascesa dal subconscio, l’origine misteriosa della coscienza.
– “L’Acqua”: è il simbolo dell’inconscio e dell’origine della vita.

Archetipi

La Luna è l’archetipo della Madre Oscura, della notte e del mistero. Essa rappresenta il femminile nascosto, il potere intuitivo e l’aspetto ambiguo della verità. Come archetipo, la Luna ci invita ad attraversare l’oscurità per giungere alla consapevolezza.

Significato iniziatico

La Luna rappresenta una prova per l’iniziato: il confronto con le proprie illusioni, paure e desideri inconsci. Non si tratta di una fase di chiarezza, ma di smarrimento e incertezza necessaria. Il superamento di questa carta implica l’abilità di procedere nel buio affidandosi all’intuito, accettando l’ambiguità e trovando equilibrio tra istinto e coscienza. In termini iniziatici, essa rappresenta la discesa nel Sé più profondo prima della rinascita rappresentata dal Sole.

Scheda Tecnica: 18 – La Luna

La carta della Luna rappresenta il mondo dell’inconscio, dell’intuizione e del mistero. Associata alla notte, essa simboleggia ciò che è nascosto, illusorio o in attesa di essere svelato. Nel cammino iniziatico, la Luna rappresenta la fase di oscurità e incertezza che precede la rivelazione, un territorio ambiguo dove la verità è velata e il discernimento è messo alla prova.

Descrizione

Nel mazzo Rider Waite Smith, la Luna campeggia nel cielo notturno tra due torri gemelle. Un sentiero serpeggiante si estende da uno specchio d’acqua fino all’orizzonte. Un cane e un lupo ululano alla luna, simboli della dualità tra la natura addomesticata e quella selvaggia. Un gambero emerge dall’acqua, rappresentando l’inizio del viaggio dell’inconscio verso la luce della coscienza.

Simbolismo

– “La Luna”: rappresenta l’intuizione, le illusioni, i sogni e il mondo interiore.
– “Le Torri”: segnano il passaggio tra due mondi o due stati di coscienza.
– “Il Sentiero”: simboleggia il cammino spirituale che si snoda tra paure e illusioni.
– “Il Cane e il Lupo”: incarnano l’istinto civilizzato e quello selvaggio, che convivono nell’uomo.
– “Il Gambero”: indica l’ascesa dal subconscio, l’origine misteriosa della coscienza.
– “L’Acqua”: è il simbolo dell’inconscio e dell’origine della vita.

Archetipi

La Luna è l’archetipo della Madre Oscura, della notte e del mistero. Essa rappresenta il femminile nascosto, il potere intuitivo e l’aspetto ambiguo della verità. Come archetipo, la Luna ci invita ad attraversare l’oscurità per giungere alla consapevolezza.

Significato iniziatico

La Luna rappresenta una prova per l’iniziato: il confronto con le proprie illusioni, paure e desideri inconsci. Non si tratta di una fase di chiarezza, ma di smarrimento e incertezza necessaria. Il superamento di questa carta implica l’abilità di procedere nel buio affidandosi all’intuito, accettando l’ambiguità e trovando equilibrio tra istinto e coscienza. In termini iniziatici, essa rappresenta la discesa nel Sé più profondo prima della rinascita rappresentata dal Sole.

Scheda Tecnica: 17 – La Stella (RWS)

Descrizione

La carta delle Stelle nel mazzo Rider Waite Smith raffigura una figura femminile nuda inginocchiata ai bordi di un piccolo specchio d’acqua. Con una mano versa dell’acqua nella pozza, con l’altra sulla terra. Sopra di lei brillano otto stelle di otto punte ciascuna, una più grande al centro e sette più piccole intorno. Alle sue spalle si intravede un albero. La scena è pervasa da un senso di pace, ispirazione e armonia.

Simboli presenti

– La donna nuda: verità, vulnerabilità, autenticità.
– Le due anfore: fluire tra conscio e inconscio, dono e ricezione.
– L’acqua e la terra: equilibrio tra emozioni e realtà.
– La stella maggiore: guida, speranza, principio spirituale

  • 8 Stelle: legge dell’Ottava

Archetipo

La carta rappresenta l’Archetipo della Speranza, della Guarigione e del reintegrarsi. È il ritorno alla calma dopo la distruzione simboleggiata dalla Torre. Le Stelle rappresentano un punto di orientamento, la capacità di guardare oltre la crisi e percepire un disegno superiore. La figura femminile, simile a una musa o a un angelo, rimanda a energie ancestrali connesse alla Natura, all’intuizione e alla saggezza universale.

Significato iniziatico

Nel cammino esoterico, Le Stelle rappresentano il momento di rivelazione e di apertura verso l’alto dopo una grande purificazione. È la carta dell’illuminazione interiore che si manifesta non con clamore ma con delicatezza e ispirazione. L’iniziato, attraverso Le Stelle, entra in connessione con la sua vera vocazione, con la Fonte primigenia e con il flusso cosmico. Dopo il crollo dell’ego (Torre), il Sé può rinascere nella sua verità più profonda. È un momento in cui la guida spirituale diventa percepibile e l’universo sembra rispondere con chiarezza.