Scheda Tecnica: 2 – La Sacerdotessa (RWS)

1. Descrizione

La Sacerdotessa è seduta tra due colonne: la nera con la lettera B (Boaz) e la bianca con la lettera J (Jachin). Queste rappresentano la dualità ma, soprattutto, la sacralità della scena: Boaz e Jachin erano, infatti, i due pilastri del Tempio di Salomone. Questa simbologia viene adottata anche da altre correnti esoteriche come rappresentazione del Tempio, archetipo del luogo sacro. La papessa, inoltre, indossa una corona lunare a tre facce, simbolo del potere sul piano spirituale e femminile: la luna nelle sue tre fasi. Poggiato sulle gambe tiene un rotolo con la parola “tora” che, oltre al richiamo del libro sacro ebraico (la Torah) può essere anagrammato anche come “rota“, ossia “ruota”: esperimento simile a ciò che accade nella lama X (La Ruota della Fortuna). Il suo trono è posto davanti a un velo decorato con melograni e palme, simboli di fertilità e conoscenza nascosta. A aumentarne l’aura di sacralità vi è la croce bianca posta sul petto: simbolo di massima elevazione spirituale possibile nell’incarnazione della materia

2. Archetipi

La Sacerdotessa incarna l’archetipo della madre, il femminino sacro, la vestale (la “vergine sacerdotessa”), la custode del sacro e dei misteri. Rappresenta l’intuizione, la conoscenza esoterica, il mistero e la spiritualità interiore. È l’immagine della donna iniziatrice: colei che protegge e rivela il sapere sacro a chi è pronto.

3. Simbologia

Colonne B e J: dualità, polarità maschile/femminile, severità/misericordia. Sacrlità del luogo fisico: il tempio
Velo con melograni: fecondità, unione di individui diversi mossi da un solo scopo, misteri nascosti dietro la realtà manifesta.
Rotolo della Torah: conoscenza iniziatica, legge divina.
Luna: intuizione, ciclicità, connessione con il femminile sacro.
Corona con Luna nelle tre fasi: dominio sui mondi spirituale, mentale e materiale nonché sulla femminilità sacra

4. Interpretazione iniziatica

La Sacerdotessa rappresenta la soglia della conoscenza esoterica. È la guida silenziosa che indica all’iniziato che è tempo di rivolgersi all’interiorità e al silenzio per cogliere i segreti della realtà. La sua presenza è il segnale che il sapere va oltre l’apparenza e che unicamente attraverso la preparazione, lo studio e l’impegno può essere rivelato. Un elemento importante della Lama è la rappresentazione e la richiesta di purezza interiore da parte dell’iniziato. La Sacerdotessa non parla, non insegna apertamente: è necessario decifrare i suoi simboli e rispettarne il velo, che è al tempo stesso protezione e promessa.

Interdipendenza tra Materiale e Immateriale

Sia nelle religioni abramitiche che nell’Epopea di Gilgamesh, nella cultura taoista, in alcuni miti ellenici e persino in parte di quelli amazzonici la prima azione che l’Assoluto (in qualsiasi modo questo venga rappresentato) compie è quella di separare il Cielo e la Terra. A livello simbolico è piuttosto semplice indicare questa differenziazione come rappresentazione del mondo materiale e di quello impalpabile.

Si può supporre che il dualismo si manifesti per la prima volta in questo contesto.

Seguendo il Principio di Polarità della Filosofia Ermetica, queste manifestazioni non sono opposte bensì complementari. La complementarietà di questi due elementi va necessariamente a rappresentare la fonte superiore da cui scaturiscono: il Tutto Esistente. Unitamente all’integrarsi tra loro, però, sono anche interdipendenti: nessuno dei due può esistere senza l’altro. Oltre all’influenzarsi vicendevolmente, sia la forma materiale che quella invisibile sono fondamentali per la creazione del proprio rovescio. Non ci potrebbe essere un mondo sottile senza la presenza di quello grossolano poiché è l’esistenza stessa di qualcosa a rendere definibile (e quindi esistente) ciò che da lei è diverso.

Nulla esiste in maniera indipendente ma solo a mezzo di relazione con altri elementi.

Abbiamo percezione di un fenomeno unicamente quando questo entra in un rapporto – fisico o mentale – con noi. Se non ci capita di incontrarlo nella nostra sfera questo, secondo la nostra personale concezione del mondo, non esiste.

Cosmogonia ermetica spiegata attraverso i simboli

Dando credito all’assioma ermetico: “come in alto così è in basso, come all’esterno così all’interno” si può prendere in considerazione quanto anche l’interiorità degli esseri sia strettamente relazionata al corpo che la contiene. Il corpo, ossia la manifestazione materiale della nostra essenza, è il mezzo per fare esperienza del mondo. Attraverso i cinque sensi permette le percezioni, ossia la via di comunicazione tra il corpo e la materia sottile che lo anima. Il corpo fisico è quello che permette di ricevere e condividere informazioni, avere interazione con altri elementi e riuscire a comprendere la realtà. Il corpo mentale (per semplicità soprassiedo alla distinzione tra anima e spirito n.d.a.), invece, è ciò che rielabora le informazioni, le sviluppa, crea pensieri e immaginazione. Concetti come la forza di volontà, il pensiero e l’attività risiedono nella parte invisibile degli esseri mentre il corpo fisico è quello che passivamente fa da tramite tra il mondo esterno e quello interno.

Sempre per un discorso relativo all’interdipendenza è importante pensare che il corpo, se privato della parte sottile (al momento della morte), si disgrega. Dalla putrefazione della materia, però, si creano degli elementi nutritivi per altre forme di vita nonché, semplicemente, si trasforma mutando la sua composizione e la sua apparenza ma senza scomparire. È evidente che la propria morte sia percepita come la fine dell’esistenza, ma in realtà è la fine della percezione del Tutto da parte della forma presente, non dell’essenza assoluta. Se si guarda da un piano più alto la vita non finisce: semplicemente anziché una manifestazione con una determinata identità ne assume altre. Questo fa pensare, sempre seguendo lo “specchio” tra mondo materiale e sottile, che al momento della separazione tra corpo fisico e mentale anche il secondo non smetta di esistere, ma possa scindersi in varie forme pensiero poi disperse nell’etere e/o pronte a ricoagularsi sotto altre forme.

Come più volte sottolineato l’interdipendenza tra i due elementi è ciò che crea l’Esistenza stessa e la riconoscibilità di ognuna delle due parti. È proprio al momento della morte che si rappresenta il fatto dell’esistenza in forma individuale (corpo e mente) che finisce a causa della separazione delle parti che lo compongono, ma che al contempo continua in forma assoluta (piano materiale e piano immateriale) in quanto quella che si disgrega è solo una delle infinite manifestazioni del Tutto, pertanto l’equilibrio delle cose si modifica a livello estetico ma resta immutato nella sua parte sostanziale.

Spesso si parla di “dissoluzione dell’Ego” come uno degli obiettivi massimi da raggiungere in questa vita. L’Ego, invece, è fondamentale per la percezione dell’esistenza stessa. Se non avessimo un senso di separazione dal mondo che ci circonda non avremmo modo di interagirci e pertanto di sperimentare, ossia di percepire l’Esistenza esistendo. Secondo le regole iniziatiche espresse sopra, ciò che percepiamo corrisponde alla nostra personale interpretazione della realtà (per questo abbiamo una visione parziale: per ovvi motivi riusciamo a interagire solo con una minima parte del Tutto!).

Se non avessimo un Ego a mezzo del quale sperimentare l’Assoluto, o non avremmo modo di esistere o non saremmo in grado di percepire la nostra esistenza.

Scheda Tecnica: 1 – Il Bagatto (RWS)

Significato Generale

Il Bagatto, conosciuto anche come il Mago, è la prima carta numerata degli Arcani Maggiori e rappresenta il potere del principio attivo, l’inizio della coscienza e la capacità di canalizzare le forze sottili nel mondo materiale.

Rappresentazione

Il Bagatto è rappresentato da una figura maschile in piedi davanti a un tavolo sul quale sono poggiati gli strumenti dei quattro semi dei Tarocchi: bastoni, coppe, spade e denari. Indossa una tunica bianca con un mantello rosso e sopra la testa fluttua il simbolo dell’infinito. Una mano è rivolta al cielo e l’altra alla terra, richiamando il principio ermetico di “Come in alto, così è in basso”.

Iconografia della carta

Lemniscata sopra la testa: simbolo dell’infinito, rappresenta la connessione eterna tra spirito e materia.
La postura con una mano al cielo e una alla terra: indica l’intermediario tra il divino e l’umano, tra i mondi sottili e la materia.
Gli strumenti sul tavolo: incarnano i quattro elementi e i poteri dell’universo, a disposizione dell’iniziato.
I colori: il rosso e il bianco rappresentano rispettivamente l’azione e la purezza.
I fiori ai suoi piedi: la manifestazione della bellezza della natura e del potere creativo.

Archetipo

Il Bagatto richiama l’Archetipo del Creatore o dell’Iniziatore. È il primo passo di un percorso, un uomo che agisce con consapevolezza e volontà. È anche il simbolo del potere personale e del controllo degli elementi (o della ricerca di padronanza).

Significato Iniziatico

Nel contesto iniziatico il Bagatto rappresenta il primo passo verso la conoscenza. Simboleggia l’iniziato che ha ricevuto la chiamata e si trova di fronte al tavolo dei misteri, pronto a imparare a usarne gli strumenti. È la fase dell’apprendimento, della scoperta dei propri talenti e del contatto con le forze universali. L’iniziato in questa fase impara a dirigere l’energia per creare, trasformare, manifestare.

Il Kybalion: le 7 regole che governano il Mondo

Dalle radici mitiche che la collocano nei testi attribuiti a Ermete Trismegisto, al successivo sviluppo sulle linee di un sincretismo con il cristianesimo medievale e fino alla nuova linfa che ottenne nel Rinascimento, la Filosofia Ermetica porta con sé una serie di elementi precisi che ne attraversano le varie manifestazioni nel corso dei secoli.

Solo all’inizio del XX secolo queste linee vengono condensate (e semplificate) con fine divulgativo. Prima vi erano state diverse traduzioni e trattati critici di molti dei testi fondamentali dell’Ermetismo, ma questi erano sempre stati mantenuti all’interno di ambienti di ispirazione esoterica o preservati e tramandati dalle cerchie più ristrette delle società iniziatiche. Nel 1908 compare sul mercato la prima edizione de “Il Kybalion”: testo in cui vengono sintetizzati i principi ermetici da degli studiosi che adottano il nome “I Tre Iniziati”. Effettivamente il testo presenta una serie di concetti che affondano le proprie radici nella Filosofia di Ermete, ma questi vengono anche mutuati da una visione contemporanea e aderente al pensiero che da lì a pochi anni avrebbe dato impulso alla nascita della New Age. Inoltre, secondo l’ipotesi più accreditata, pare che “I Tre Iniziati” fossero in realtà riconducibili alla figura di William Walker Atkinson. Non ci è dato sapere se abbia lavorato in autonomia o se, come sostenuto da altre fonti, abbia collaborato con qualcuno.

Nonostante la dimensione storica a culturale del testo presenti degli elementi di distacco con quello che è l’Ermetismo “puro”, il discorso che lega i due sistemi può essere considerato coerente nella sua radice.

Nel Kybalion vengono elencati sette principi su cui si regolerebbe non solo l’Universo ma il principio filosofico del “Tutto”. Questi si esplicitano attraverso degli assiomi sui quali la speculazione e l’approfondimento dovrebbero portare a una più profonda consapevolezza dei meccanismi di funzionamento dell’Esistenza. Basandosi su un assunto tipicamente ermetico quale: “come in alto, così è in basso; come dentro, così è fuori”, il testo approfondisce i sette concetti andando a toccare varie sfere dello scibile e dei suoi limiti fino a fornire alcune differenti visioni della realtà nonché a dei possibili approcci per modificarle.

I sette assunti espressi nel Kybalion sono i seguenti:

  1. Principio del mentalismo: il “Tutto” è un concetto di carattere mentale/percettivo
  2. Principio della corrispondenza: esiste una corrispondenza tra i vari elementi che dell’esistenza. I vari piani (materiale, spirituale e mentale) presentano fenomeni che, per loro natura e sviluppo, sono simili
  3. Principio della vibrazione: l’Esistenza è composta unicamente da vibrazioni. Più il livello vibrazionale è alto, meno la manifestazione è di tipo materiale
  4. Principio delle polarità: tutto è unico e contemporaneamente duale. Gli opposti sono lo stesso fenomeno che si esprime in gradi e quantità diverse. Senza l’uno, l’altro non potrebbe esistere
  5. Principio del ritmo: seguendo il principio di polarità, i due opposti e le loro energie e le qualità dei fenomeni si muovono in continua alternanza tra loro
  6. Principio di causa e effetto: ogni elemento è contemporaneamente conseguenza e causa (o concausa) di qualcos’altro
  7. Principio di genere: ogni cosa è ascrivibile a un genere. Questo non è in alcun modo legato alla sessualità bensì alle manifestazioni di attività, sostegno, espressione etc. (maschile) o passività, generazione, orizzontalità, introspezione… (femminile)

Al fine di elevare la comprensione dell’Assoluto sono presentate preziose tecniche volte all’applicazione pratica di questi concetti. Secondo l’autore, attraverso un potenziamento della forza di volontà, si può interagire con la realtà a mezzo delle vibrazione, andando così a modificare la propria percezione e, potenzialmente, l’esistenza stessa. Altresì una maggiore consapevolezza di concetti come il principio di polarità o quello della corrispondenza dà la possibilità di approcciarsi agli eventi esterni a noi in maniera più ragionata e cosciente. La possibilità di intravedere delle regole all’interno del “groviglio armonioso” che è l’esistenza stessa, permette di poter imparare a scegliere quali comportamenti adottare in determinate situazioni, dove e in che modo impegnarsi per migliorare o modificare delle emozioni o degli avvenimenti.

Copertina originale de “Il Kybalion” – Ed. Francese

Scheda Tecnica: 0 – Il Matto (RWS)

Significato generale
Il Matto rappresenta il principio del viaggio iniziatico: ilo pensiero libero, non ancora condizionato dal mondo materiale, che si affaccia sull’esperienza della vita. Scevro da conoscenze e esperienze è il vuoto che sceglie di riempirsi di qualcosa di più grande. È lo Spirito in potenza, ancora privo di forma e struttura, ma pieno di possibilità.

Posizione e valore numerico
Il numero zero rappresenta il vuoto fecondo, il caos preordinato, la potenzialità pura prima della manifestazione.

Iconografia della carta
Il personaggio: un giovane spensierato che guarda il cielo e noncurante cammina verso un precipizio
Bastone e fagotto: simbolo dell’esperienza spirituale non ancora espressa o del viaggio dall’esperienza precedente a quella successiva
Cane: coscienza istintiva, guida spirituale, mondo materiale
Fiore bianco: purezza d’intenti, innocenza di pensiero
Precipizio: soglia iniziatica o pericolo dovuto alla disattenzione e alla leggerezza
Sole: illuminazione remota

Elementi naturali e alchemici
L’elemento che governa la lama del “Matto” è quello dell’Aria che, a livello simbolico, rappresenta leggerezza, pensiero e ispirazione. Da un punto di vista alchemico, essendo Il Matto il punto di origine del cammino iniziatico lo si può assimilare alla materia prima o al caos originario.

Colori e simbologia cromatica
Bianco: purezza
Giallo: coscienza e conoscenza latenti
Rosso/Nero: dualità

Simboli principali
Bastone e fagotto = potenzialità
Cane = istinto o mondo profano
Precipizio = rischio o soglia iniziatica
Fiore bianco = purezza
Sole = guida o obiettivo

Archetipo
L’Iniziato Potenziale: un uomo dal pensiero libero che segue senza timori un impulso sottile

Significato iniziatico
Inizio assoluto del cammino. L’anima che si getta nel mistero, simbolo della materia prima. A livello esoterico indica un’apertura consapevole alla trasformazione.

Iniziazione, Tradizione e…

Spesso nei manuali si parla di “Iniziazione” come un opposto della “Tradizione”. Gli elementi che si usano più comunemente per spiegare questo concetto sono due: “i Saperi” rappresentati da una pietra preziosa chiusa in una scatola e una chiave utile a aprirla. Secondo gli studiosi di scienze esoteriche il sapere si muove attraverso la tradizione, ossia viene condiviso e passato di generazione in generazione senza che questo venga necessariamente compreso.

L’iniziazione, a sua volta, è vista come il momento in cui viene consegnata una chiave utile a aprire il forziere per poter accedere al suo prezioso contenuto.

In questa spiegazione, però, viene dato per scontato che l’iniziato abbia a disposizione tradizionalmente la scatola della conoscenza, ma non sempre è così.

Se si accetta questo assioma sorge spontaneo un pensiero: cosa succede se non si possiedono né la chiave né il contenitore? E se si hanno entrambi?

Nel secondo caso si può trovare traccia negli scritti alchemici classici: gli alchimisti di estrazione cristiana pensavano che l’Ars Regia potesse essere condivisa e tramandata secondo due vie: iniziazione e vocazione. La prima era un evento graduale in cui l’iniziando prendeva man mano consapevolezza dei linguaggi, delle allegorie e delle metafore che venivano abitualmente utilizzate in alchimia. A mezzo di un maestro (ma pare che allora considerassero “iniziatico” anche il percorso di studio individuale con altri mezzi) si poteva entrare nel mondo alchemico e iniziare a toccare dei metodi di lavoro e di comunicazione altrimenti troppo criptici per essere compresi.

La vocazione, invece, era vista come un dono di Dio che concedeva all’alchimista l’innata capacità di avere delle informazioni (tradizione) e di saperle comprendere e applicare (iniziazione).

Simbolo di rinascita interiore, la morte iniziatica rappresenta il distacco dal “chi sono” e il primo passo verso la vera conoscenza

Altresì se non si hanno a disposizione gli elementi necessari per accedere al sapere ci si trova nella spinosa situazione di doversi dare comunque delle risposte ma senza avere alcun appiglio o possibilità di interpretazione degli eventi. In questo caso si potrebbe parlare di presunzione, ossia la necessità di presumere un determinato concetto, meccanismo o verità.

Seguendo l’istituzione concettuale di “chiave+scrigno” si può supporre che nella rarissima ipotesi in cui una persona abbia a propria disposizione sia la scatola che il mezzo corretto per aprirla, si possa parlare di “vocazione” per quel determinato tipo di conoscenza.


A conclusione è importante sottolineare che iniziazione, tradizione, vocazione e presunzione sono quattro condizioni relative. Inequivocabilmente l’onniscienza non esiste: ognuno vive in una dimensione in cui trova argomenti di cui è iniziato e altri di cui è profano, oppure visioni delle quali porta degli elementi ma ne ignora i contenuti.

Anche i depositari di una conoscenza enciclopedica non possiedono la verità bensì tanti stralci di essa: sicuramente vi sono campi del sapere in cui ognuno è costretto a “presumerne” qualche parte; la grande differenza è l’esserne consapevoli o meno.