Il pavimento a scacchi: camminare tra Conoscenza e Ignoranza

Chi entra per la prima volta in una loggia massonica viene immediatamente colpito da un simbolo tanto semplice quanto vertiginoso: il pavimento a scacchi, bianco e nero, che si stende sotto i piedi come una mappa silenziosa dell’esistenza. Non è un semplice ornamento, né un richiamo estetico: è un linguaggio. Un linguaggio che parla di polarità, di tensione, di equilibrio instabile e soprattutto della condizione umana nel suo rapporto con la Conoscenza.

Tradizionalmente, il bianco e il nero vengono associati al bene e al male, alla luce e alle tenebre. Ma ridurre il pavimento a scacchi a una contrapposizione morale sarebbe un errore. In chiave massonica ed esoterica, esso indica soprattutto Conoscenza e Ignoranza. Non come entità astratte, ma come stati interiori, come condizioni dinamiche dell’essere. La luce non è semplicemente il “bene”, bensì ciò che è conosciuto, compreso, integrato. Le tenebre non sono il “male” in senso assoluto, ma ciò che non è ancora stato visto, capito, elaborato.

In questa prospettiva, l’ignoranza diventa il vero male del mondo. Non per una condanna morale, ma per una constatazione lucida: ogni dolore, ogni mancanza, ogni sofferenza nasce da una forma di ignoranza. Una malattia indica che ignoriamo il modo di guarirla, o che siamo stati ignoranti nel prevenire le cause che l’hanno generata. Un conflitto nasce dall’ignoranza dell’altro, dalla mancata comprensione delle sue ragioni, dei suoi bisogni, della sua umanità. Anche la violenza, l’ingiustizia, l’abuso sono figli di una cecità interiore, di un’assenza di consapevolezza. Il male non è un principio metafisico autonomo: è una conseguenza della non-conoscenza.

Il pavimento a scacchi ci ricorda che questa condizione non è esterna a noi, ma ci appartiene. In Massoneria si afferma che il Massone “giusto e perfetto” non deve camminare completamente sul bianco né completamente sul nero. Questa affermazione, apparentemente paradossale, è in realtà di una profondità disarmante. Camminare solo sul bianco significherebbe possedere una conoscenza assoluta, totale, definitiva. Ma una tale condizione non è concessa all’essere umano. La Conoscenza, infatti, non è un luogo da raggiungere, bensì un orizzonte: più ci avviciniamo, più si sposta in avanti.

Il Massone sa che i suoi piedi poggeranno sempre, inevitabilmente, tanto sulla Conoscenza quanto sull’Ignoranza che ancora alberga in lui. E questa consapevolezza non è una sconfitta, ma un atto di umiltà e di verità. Chi crede di camminare solo sul bianco è già caduto nell’illusione più pericolosa: quella di sapere tutto. È proprio questa presunzione che genera ignoranza, fanatismo e ambizione: forme raffinate di ignoranza travestite da luce.

Il pavimento a scacchi, allora, non invita a scegliere un lato, ma a camminare. A muoversi consapevolmente in uno spazio dove luce e ombra si alternano, si compenetrano, si richiamano. Ogni passo è una presa di coscienza: so qualcosa, ma ignoro ancora molto. E proprio ciò che ignoro è il terreno del mio lavoro.

Non è un caso che nel rituale massonico si affermi che il Massone deve “scavare oscure e profonde prigioni al vizio”. Il linguaggio è preciso, chirurgico. Non si dice che il vizio debba essere distrutto, annientato o eliminato. Si dice che debba essere limitato, incatenato, reso inoffensivo. Questo perché il vizio (in questa trattazione sovrapposto all’ignoranza) non può essere completamente rimosso dall’essere umano. Fa parte della sua natura, della sua incompletezza, della sua condizione incarnata. Pretendere di sradicarlo del tutto sarebbe impossibile.

Il lavoro iniziatico non è una guerra contro le tenebre, ma un’opera di contenimento, di integrazione e vigilanza. Le catene non servono a negare l’esistenza dell’ombra, ma a impedirle di dominare. In questo senso, il pavimento a scacchi diventa il luogo simbolico di una disciplina interiore: sapere dove siamo, su quale colore stiamo camminando, e accettare che il passo successivo ci porterà inevitabilmente sull’altro.

Camminare sul pavimento a scacchi significa accettare la complessità della vita. Significa riconoscere che ogni conquista di conoscenza porta con sé la rivelazione di una nuova ignoranza, e che ogni luce proiettata genera nuove ombre. Ma è proprio in questo movimento continuo che si realizza l’opera. Non nella perfezione immobile, ma nel progresso cosciente.

Il pavimento a scacchi non promette salvezza, né una fine del male. Promette qualcosa di più sottile e più vero: consapevolezza. La consapevolezza di essere esseri in cammino, sospesi tra ciò che sappiamo e ciò che ancora non sappiamo, tra luce e tenebra, tra ordine e caos. E finché continuiamo a camminare restiamo fedeli al senso più autentico del lavoro massonico.

Perché non è il colore sotto i nostri piedi a definirci, ma la lucidità con cui riconosciamo dove stiamo camminando. E nel silenzioso alternarsi delle mattonelle, impariamo forse la lezione più difficile: non eliminare l’ombra, ma non smettere mai di cercare la luce.

Scheda Tecnica: 3 – L’Imperatrice (Marsiglia)

L’Imperatrice è la terza carta degli Arcani Maggiori nel mazzo dei Tarocchi di Marsiglia. Simbolo di creatività, comunicazione, fertilità e autorità femminile, incarna il potere generativo e il principio attivo della conoscenza. La sua figura regale e serena si distingue per maestosità e consapevolezza.

Descrizione

L’Imperatrice è rappresentata seduta su un trono, con uno scettro in una mano e uno scudo decorato da un’aquila nell’altra. Indossa una corona sontuosa e abiti ricchi. Il trono è posizionato su un prato, evocando fertilità e natura. Il suo volto è calmo ma attento, indicando saggezza e controllo.

Archetipi rappresentati

L’Imperatrice rappresenta l’archetipo della Madre/Sovrana, colei che nutre e governa, che concepisce e gestisce. È l’archetipo della “creazione consapevole”, dove la conoscenza si trasforma in azione tangibile. Rappresenta anche la “Parola”, cioè la capacità di dare forma e ordine alle idee attraverso il linguaggio.

Significato iniziatico

In chiave iniziatica, l’Imperatrice rappresenta l’accesso al potere della parola e della manifestazione. Non è solo la comprensione astratta, ma la capacità di trasformare la conoscenza in realtà. L’iniziato che incontra questa carta è chiamato a dominare i simboli e a trasmettere il sapere in forma attiva. È il momento in cui il pensiero si fa azione, dove il sapere prende vita nel mondo. La sua connessione con l’aquila sottolinea l’importanza della visione superiore, mentre il suo trono la radica nella materia.

Alimentazione templare: tra regola, salute, stretta osservanza e longevità

L’Ordine dei Cavalieri Templari si distingue nella memoria collettiva non soltanto come comunità guerriera e religiosa, ma anche come gruppo dotato di disciplina rigida — non solo sul piano militare e spirituale, ma anche su quello della vita quotidiana: nutrizione, igiene, sobrietà.

Negli ultimi decenni alcuni studi, basati su fonti documentali medievali e su analisi storiche, hanno evidenziato che i Templari adottavano un regime alimentare e comportamentale sorprendentemente moderno, virtuoso e strutturato che, secondo gli autori, potrebbe spiegare la loro relativamente alta longevità rispetto alla media dell’epoca.

Un’alimentazione sobria e quasi “mediterranea”

Stando a una ricerca pubblicata su Digestive and Liver Disease, diretta da Francesco Franceschi (Policlinico Gemelli di Roma) con vari colleghi, la dieta dei Templari risultava ben diversa da quella degli aristocratici medievali: poca carne (in media consumata non più di 2-3 volte a settimana e mai il venerdì), abbondanza di legumi, verdure, pesce quando possibile, frutta fresca e uso frequente dell’olio.

Nei giorni senza carne, il pasto tipico poteva basarsi su cereali, legumi, zuppa o minestra, pane, formaggi, e talvolta latte o uova; il pesce era frequente, specialmente nei giorni di digiuno liturgico o astinenza.

Questa scelta alimentare povera di grassi saturi animali, ricca di fibre, legumi e alimenti vegetali, può essere considerata una forma primitiva, ma efficace, di quella che oggi chiamiamo “dieta mediterranea”.

Secondo gli studiosi, questi alimenti (ricchi di fibre e nutrienyi) favorivano la salute intestinale e generale, contrastavano le malattie dell’apparato digerente e metabolico, e probabilmente contribuivano a una migliore robustezza fisica, anche in epoche di guerra e mobilità costante.

Regole di igiene e comportamento comunitario

Ma non è solo la dieta a rendere speciale lo stile di vita templare: vi era anche una rigorosa disciplina sull’igiene e sulle pratiche laviche. Le fonti riportano che i pastori dell’Ordine imponevano il lavaggio delle mani prima dei pasti, che le mense (refectoria) fossero mantenute pulite, che le tovaglie fossero cambiate regolarmente e che si evitassero pratiche igienicamente rischiose.

In un’epoca in cui la contaminazione e le epidemie erano comuni, queste norme potevano fare una grande differenza per prevenire malattie e infezioni. Ancora oggi sappiamo che una buona igiene delle mani e degli utensili è fondamentale per la salute pubblica; per loro era fonte di disciplina e sopravvivenza.

Inoltre, l’Ordine incoraggiava una alimentazione moderata, restrizioni carnivore e digiuni rituali diffusi: strategie che aiutavano a contenere l’eccesso, prevenire sovrappeso o patologie legate a diete ricche di grassi: problemi comuni nelle classi agiate del Medioevo.

Longevità e salute: un’ipotesi

Secondo la ricerca di Franceschi e colleghi, i risultati non sono da sottovalutare: molti Templari arrestati nel 1300 risultavano avere un’età superiore a 70 anni, assai rara per l’epoca, quando la vita media era spesso tra i 25 e i 40 anni.

Sebbene non si possa attribuire la longevità a un solo fattore, la combinazione di dieta equilibrata, frequente consumo di legumi e pesce, moderata assunzione di carne, igiene rigorosa e sobrietà dello stile di vita sembra avere fornito un notevole vantaggio rispetto alla media contemporanea. Alcuni autori suggeriscono che la flora intestinale benefica derivante da legumi e fibre potesse agire come “probiotico naturale”, migliorando le difese immunitarie e la salute a lungo termine.

Contesto storico: norme monastiche e mediche medievali

Le abitudini alimentari e igieniche dei Templari non nascevano dal caso, ma facevano parte di una regolamentazione comunitaria definita come parte della loro regola di vita. Le fonti ordinarie dell’epoca indicavano un regime alimentare moderato, periodi di digiuno, astinenza dalla carne e importanza della pulizia delle stoviglie e dell’ambiente come strumenti di prevenzione delle malattie.

È ragionevole pensare che l’Ordine, attento ai voti religiosi e all’espansione su territori diversi, abbia fatto propri questi insegnamenti e li abbia codificati come norme interne, adattandoli anche alla vita militare e comunitaria di un gruppo che viaggiava, combatteva, stazionava in climi diversi e manteneva castelli, sedi, ospizi e commende in tutto il Mediterraneo.

il senso della disciplina quotidiana templare

Dalle evidenze storiche e dagli studi moderni emerge che l’Ordine dei Templari aveva adottato una visione della nutrizione e dell’igiene sorprendentemente avanzata per il suo tempo. Dieta temperata, uso frequente di alimenti vegetali e pesce, regole collettive sull’igiene a tavola, sobrietà, astinenze rituali: tutto concorreva a creare un equilibrio che univa spiritualità, corpo e salute.

Non si trattava di un regime austero per espiazione, ma di una consapevolezza: il corpo come tempio, il vitto come nutrimento e disciplina, l’igiene come rispetto per la vita. In un’epoca segnata da guerre, carestie e malattie epidemiche, questa scelta, forse dettata da motivi religiosi e pratici, ha rappresentato un modello di equilibrio ben prima che concetti come “dieta sana” o “regole igieniche moderne” fossero formulati.

Per chi oggi cerca ispirazione nel passato, il dato dei Templari invita a riflettere su come la sobrietà, la qualità dei cibi, il rispetto per il corpo e una disciplina di gruppo possano essere parte di un percorso integrale non soltanto fisico, ma anche spirituale.