Iniziazione, Tradizione e…

Spesso nei manuali si parla di “Iniziazione” come un opposto della “Tradizione”. Gli elementi che si usano più comunemente per spiegare questo concetto sono due: “i Saperi” rappresentati da una pietra preziosa chiusa in una scatola e una chiave utile a aprirla. Secondo gli studiosi di scienze esoteriche il sapere si muove attraverso la tradizione, ossia viene condiviso e passato di generazione in generazione senza che questo venga necessariamente compreso.

L’iniziazione, a sua volta, è vista come il momento in cui viene consegnata una chiave utile a aprire il forziere per poter accedere al suo prezioso contenuto.

In questa spiegazione, però, viene dato per scontato che l’iniziato abbia a disposizione tradizionalmente la scatola della conoscenza, ma non sempre è così.

Se si accetta questo assioma sorge spontaneo un pensiero: cosa succede se non si possiedono né la chiave né il contenitore? E se si hanno entrambi?

Nel secondo caso si può trovare traccia negli scritti alchemici classici: gli alchimisti di estrazione cristiana pensavano che l’Ars Regia potesse essere condivisa e tramandata secondo due vie: iniziazione e vocazione. La prima era un evento graduale in cui l’iniziando prendeva man mano consapevolezza dei linguaggi, delle allegorie e delle metafore che venivano abitualmente utilizzate in alchimia. A mezzo di un maestro (ma pare che allora considerassero “iniziatico” anche il percorso di studio individuale con altri mezzi) si poteva entrare nel mondo alchemico e iniziare a toccare dei metodi di lavoro e di comunicazione altrimenti troppo criptici per essere compresi.

La vocazione, invece, era vista come un dono di Dio che concedeva all’alchimista l’innata capacità di avere delle informazioni (tradizione) e di saperle comprendere e applicare (iniziazione).

Simbolo di rinascita interiore, la morte iniziatica rappresenta il distacco dal “chi sono” e il primo passo verso la vera conoscenza

Altresì se non si hanno a disposizione gli elementi necessari per accedere al sapere ci si trova nella spinosa situazione di doversi dare comunque delle risposte ma senza avere alcun appiglio o possibilità di interpretazione degli eventi. In questo caso si potrebbe parlare di presunzione, ossia la necessità di presumere un determinato concetto, meccanismo o verità.

Seguendo l’istituzione concettuale di “chiave+scrigno” si può supporre che nella rarissima ipotesi in cui una persona abbia a propria disposizione sia la scatola che il mezzo corretto per aprirla, si possa parlare di “vocazione” per quel determinato tipo di conoscenza.


A conclusione è importante sottolineare che iniziazione, tradizione, vocazione e presunzione sono quattro condizioni relative. Inequivocabilmente l’onniscienza non esiste: ognuno vive in una dimensione in cui trova argomenti di cui è iniziato e altri di cui è profano, oppure visioni delle quali porta degli elementi ma ne ignora i contenuti.

Anche i depositari di una conoscenza enciclopedica non possiedono la verità bensì tanti stralci di essa: sicuramente vi sono campi del sapere in cui ognuno è costretto a “presumerne” qualche parte; la grande differenza è l’esserne consapevoli o meno.


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